Elena Santarelli e il suo libro “Una mamma lo sa”: “Tutte quelle pagine le ho dentro di me”

La showgirl intervenuta ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici” ha parlato anche del libro in cui racconta la lunga e sofferta battaglia del figlio Giacomo

Una Elena Santarelli a tutto tondo quella che è intervenuta ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

Tra le altre cose la showgirl di Latina ha parlato anche del suo libro, “Una mamma lo sa”, in cui racconta la lunga e sofferta battaglia del figlio Giacomo: "Avevo molta paura. Quando sai che dietro a quelle pagine c'è la verità e non è una storia inventata può far paura aprire il libro e leggere. Mi fa piacere che stia andando bene. Ho ceduto tutti i miei diritti al progetto Heal”. Un libro che oltre alla beneficenza sta aiutando anche molte persone che ogni giorno vivono la loro battaglia. “Mi fa piacere ricevere tantissimi messaggi dalla gente, mi scrivono tante donne e tanti uomini da tutta Italia, ma anche tante ragazze e persone più giovani. Non è un libro solo per le mamme. Tante persone mi raccontano di essere cambiate, perché si lamentavano dalla mattina alla sera anche per un semplice mal di pancia, mentre questo libro le porta ad alzarsi dal divano con uno spirito diverso. Ho provato a descrivere quello che si prova. Una volta mi ha scritto una ragazza che si è ammalata come Giacomo a dieci anni. Lei ora ha ventitré anni, sta bene, ma ha capito con questo libro quello che hanno passato i suoi genitori".

Ma un libro anche molto difficile da scrivere per la showgirl di Latina. “Tutte quelle pagine le ho dentro di me - ha proseguito poi Elena Santarelli -. Il capitolo più doloroso è quello che riguarda Marzia. La figlia della mia migliore amica di percorso che ora non c'è più. Io la penso tutte le mattine quando mi sveglio e tutte le sere quando vado a dormire. E' brutto dirlo ma tra il 2018 e il 2019 sono stata più a funerali di bambini che a compleanni. E' un messaggio forte, ma ho vissuto questa esperienza e non è facile passare attraverso certe cose. Io ho mentito per due anni. Non ho parlato con nessuno della malattia di Giacomo. Ho recitato con genitori, suoceri, parenti. Ho pagato a caro prezzo questa recita, ma è stata un'arma di difesa mia e di mio marito, volevamo circoscrivere il dolore e le notizie a noi. Ai miei genitori ho raccontato tutto solo quando la cosa è finita. Perché dovevo far preoccupare i nonni? Ancora ora nessuno sa quando facciamo i controlli. Ne parliamo solo a cose fatte".

Anni duri quelli vissuti da Elena Santarelli che durante la lunga battaglia del figlio aveva anche deciso di rasarsi i capelli a zero. "La psicologa dell'ospedale però mi ha detto che avrei sbagliato. Sarebbe stato come far capire a Giacomo che la situazione era veramente grave. Non dovevamo compatire Giacomo. Dovevamo accompagnarlo, ma non ci doveva fare pena. Questo concetto all'inizio era molto difficile da capire. Ma poi l'ho fatto mio. Continuare la vita di sempre, far finta di nulla, nei limiti del possibile, è stato importantissimo. Non bisogna fare di testa propria, i professionisti possono sempre dare una mano".

E poi il rapporto con il marito. "Tra me e Bernardo c'è un amore di base molto forte. Un amore vero, puro. Credo si veda che siamo una coppia un po' diversa. Sicuramente momenti di nervosismo ci sono stati, ma entrambi abbiamo capito che erano momenti dovuti a una situazione di difficoltà". E gli haters: "C'era una persona che mi criticava abbastanza, ma dopo aver letto il libro mi ha chiesto scusa. Era uno di quelli che mi scriveva che non dovevo andare a lavorare, perché dovevo stare a casa con mio figlio. Ce ne sono ancora di haters. Ce n'è uno tutti i giorni che ci augura le cose peggiori. Non ci sono chemio per certe persone. Purtroppo il male esiste. Instagram e Facebook hanno aperto le gabbie ai fuori di testa. Bisognerebbe far dare alla gente la propria carta d'identità e il proprio numero di telefono quando si apre un profilo. Dati che devono rimanere privati ma che devono rendere identificabile una persona se si rende protagonista di offese gravi".

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