Sanità, l’appello dell’Ordine dei Medici: “Istituire Ambufest anche nel centro sud”

Il presidente Giovanni Righetti si rivolge alle istituzioni: “Aprire strutture nuove anche a Terracina e Formia”

Istituire l’Ambufest anche a Terracina e Formia”: è questo l’appello che il presidente dell’Ordine dei Miedici di Latina Giovanni Righetti rivolge alle istituzioni.

“Il ritorno ai compiti istituzionali del servizio di continuità assistenziale della continuità assistenziale (ex guardia medica) e dei Punti di Primo Intervento ha reso ancora più evidente la necessità di avviare anche nel centro sud, a Terracina e Formia, l'istituzione del servizio Ambufest” dichiara Righetti. 

Il presidente dell’Ordine dei Medici parte dalla riuscita esperienza di Latina dove l’ambulatorio di medicina che copre l'attività diurna 8.00 - 20.00 nei giorni festivi riesce a soddisfare “il fabbisogno da parte dei cittadini che numerosi si rivolgono a questa struttura per ricevere cure, ottenere prescrizioni di farmaci e, nel caso di riscontro di malattia di un lavoratore, emettere prognosi lavorativa e inoltrare certificato telematico all’Inps".

Un appello rivolto dunque alle istituzioni, in particolare al presidente delle Commissione Sanità della Regione Giuseppe Simeone, ai sindacati di categoria e alle associazioni dei cittadini del Sud Pontino affinché appoggino questa richiesta.

“La istituzione della Unità Territoriali di Aggregazione dei Medici di Medicina Generale, promesse da tempo e illustrate in numerose occasioni pubbliche dal direttore generale della Aal Giorgio Casati ma mai iniziate a decollare (non parliamo poi delle case della Salute) - prosegue Righetti -, potrebbero completare l'opera di ridimensionare l'enorme percentuale di pazienti classificati con il codice bianco che, impropriamente, vanno a intasare i servizi di emergenza urgenza, dai Ppi ai pronto soccorso ospedalieri e, fino a pochi giorni fa, anche quei cosiddetti ambulatori ‘fantasma’ della guardia medica festiva e notturna che bene la Asl è intervenuta a sospendere per ricondurre il servizio ai suoi compiti istituzionali e tutelare nello stesso tempo l'incolumità dei dottori e delle dottoresse che in solitudine vi lavorano”.

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