Caso rom e truffe sui profughi, occhi puntati sull’emergenza sociale

Il segretario provinciale del Pd Enrico Forte richiama l'attenzione di tutti: "Le due vicende impongono la ricerca di misure concrete volte azioni di protezione sociale e integrazione"

La questione sociale di ora in ora si sta facendo sempre più delicata nella provincia pontina. La comunità civile prima è stata sconvolta dalla vicenda della truffa con i profughi operata dalla coop Fantasie di Sezze – e che ricordiamo ha portato all’arresto di 5 persone – e poi dalla vicenda dei nomadi di Al karama, prima minacciati poi costretti ad abbandonare il centro e infine a gironzolare per la provincia per poter trovare un posto dove stare.

I due drammatici episodi sono stati sulla bocca di tutti, come era logico e giusto aspettarsi, per giorni e giorni. Ieri si è tenuto poi il vertice in Prefettura dove sono state delineate le linee guida che da oggi in poi dovranno essere seguite.

In merito dopo è voluto intervenire il segretario provinciale del Pd Enrico Forte che ha voluto richiamare l’attenzione su quei comportamenti che la pubblica amministrazione dovrebbe avere in campo sociale.

“Negli ultimi anni, a partire dagli assessori alle politiche sociali che si sono succeduti nel Comune di Latina, il settore del sociale è stato il trampolino per folgoranti carriere politiche. In altre parole, si è piegato un settore sensibile della vita amministrativa alla logica della ricerca del consenso, senza costruire un modello di welfare locale. La vicenda Al Karama è emblematica: l’approccio burocratico alla risoluzione del problema ha costretto un gruppo di rom a vagare senza meta nel nostro territorio, senza che ci fosse una struttura pubblica in grado di offrire accoglienza.

“Il sistema della cooperazione sociale, che deve naturalmente riferirsi anche a modelli imprenditoriali, non può completamente offuscare la natura assistenziale e solidale che resta la vera “mission” a cui ispirarsi. E’ preoccupante come si intensifichi l’intreccio di questi fenomeni con il mondo della politica, che non può e non deve fornire corsie preferenziali a soggetti che non fanno del sociale una vera e propria vocazione. La costruzione di un nuovo modello di welfare locale passa attraverso scelte precise a partire dalle risorse disponibili nei bilanci comunali, dalla selettività delle prestazioni privilegiando i bisogni reali, dalla selezione di operatori capaci e disinteressati. Tutti devono concorrere per la propria parte a costruire queste condizioni: politica, cooperazione, volontariato, istituzioni laiche e religiose. Attendiamo quindi risposte, a partire dalla soluzione della vicenda Al Karama”.

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