Alba Pontina bis: nuove estorsioni del clan Di Silvio a un avvocato e a un imprenditore

Gli episodi contestati nella nuova ordinanza eseguita ieri dalla Squadra mobile sono stati ricostruiti grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Ci sono due nuovi episodi di estorsione contestati alla famiglia Di Silvio nella nuova ordinanza di custodia cautelare eseguita ieri, nell'ambito del secondo atto dell'operazione Alba Pontina, a carico del capo clan Armando Di Silvio, della moglie Sabina De Rosa e dei figli Ferdinando (detto Pupetto), Samuele e Gianluca. 
"Le estorsioni poste in essere dal gruppo dei Di Silvio anche in questo hanno dimostrato - si legge nell'ordinanza fimata dal gip Antonella Minunni - sotto il profilo della modalità della condotta, l'utilizzo di un metodo tipicamente riconducibile alle mafie tradizionalmente intese". In particolare il gruppo prospettava ritorsioni alle vittime millantando conoscenze con associazioni criminali notoriamente pericolose e non esitava a minacciare e intimidire con violenza anche attraverso l'uso delle armi.

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Due gli episodi ricostruiti dagli investigatori grazie al racconto dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo, rispettivamente ai danni di un noto avvocato di Latina e di un imprenditore del settore florovivaistico.

Al professionista del capoluogo, specializzato in sinistri stradali, si erano presentati Agostino Riccardo e Gianluca Di Silvio. I due facendo riferimento a un sinistro seguito dall'avvocato, lo avevano intimorito raccontandogli che alcuni esponenti della criminalità campana erano pronti a raggiungere Latina per "sparargli alle gambe", poi gli avevano offerto protezione fingendo anche una telefonata con i clan napoletani. Per paura di ritorsioni l'avvocato acconsentì a pagare in diverse rate una prima somma di 3mila euro. Più tardi anche Pugliese aveva avvicinato il legale facendosi consegnare alcune centinaia di euro, mentre lo stesso professionista aveva già "prestato" 20mila euro a Costantino Di Silvio, detto Cha Cha, poi arrestato nell'operazione Don't Touch. "La violenza utilizzata dai Di Silvio  - scrive ancora il gip nell'ordinanza - esprime la forza di intimidazione del vincolo associativo". 

Un secondo episodio estorsivo riguarda invece un imprenditore del territorio, dal quale si erano presentati Agostino Riccardo e Samuele Di Silvio. I due erano riusciti a estorcergli inizialmente 3.500 euro, poi la vittima aveva consegnato altri mille euro. Dal momento che l'imprenditore pagava, Riccardo e Samuele Di Silvio erano tornati ancora puntando più in alto e chiedendo la somma di 20mila euro e riuscendo a farsi consegnare 4mila euro. 

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