Arianna Briasco morta per overdose, processo per stalking all'amico colombiano

In aula la madre della 16enne racconta la persecuzione: telefonate e messaggi anche in piena notte

Ha parlato la mamma di Arianna Briasco questa mattina nell’udienza del processo a carico di Juan Camilo Pinzon Pinzon, il 25enne di origine colombiana chiamato a rispondere di stalking nei confronti della 16enne di Latina deceduta il 24 luglio 2015 a soli sedici anni per una overdose di eroina.

La donna aveva infatti presentato una denuncia in Questura nella quale sottolineava come lo straniero per un lungo periodo – da giugno 2013 fino a gennaio 2015 – prima della morte della figlia, l’avrebbe tormentata “con continue telefonate, invio di sms, videomessaggi in chat anche in piena notte con i quali chiedeva a Arianna di stargli vicino, di raggiungerlo altrimenti avrebbe continuato a drogarsi e sarebbe morto”.  L’imputato si sarebbe inoltre presentato più volte presso il liceo scientifico frequentato dalla ragazza fino ad arrivare, in una occasione, a inseguirla per strada, strattonarla e afferrarla per un braccio per impedirne la fuga. Un modo di fare che avrebbe provocato alla giovane un evidente stato di ansia e paura per la sua incolumità.

E’ stata proprio Barbara Votta, la madre, questa mattina a raccontare il comportamento persecutorio del colombiano, assistito dagli avvocati Mirko Vani e Valentina Macor.  A suo avviso il 25enne avrebbe anche indotto la ragazza all’uso di droghe pesanti anche se questa accusa non ha poi avuto seguito ed è stata archiviata. Sulla drammatica fine di Arianna è stata comunque aperta un’inchiesta della Procura in seguito alla quale  c’è stato il rinvio a giudizio di quattro persone accusate di cessione di sostanze stupefacenti.

Dopo avere ascoltato la testimonianza  mattina, a conclusione della testimonianza della mamma, l’udienza è stata aggiornata al 26 giugno per ascoltare il dirigente ed un insegnante del liceo scientifico frequentato da Arianna Briasco.

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