Braccianti schiavi tra Fondi e Caserta: caporali in manette. Indagati anche due imprenditori

L'indagine della Finanza: reclutavano fino a 90 lavoratori al giorno, soprattutto donne, da impiegare nelle campagne. Documentate condizioni di vita e di lavoro raccapriccianti

Una coppia, lui tunisino lei ucraina, è finita agli arresti su ordine del tribunale di Santa Maria Capua Vetere per i rati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I due sono infatti accusati di aver reclutato quotidianamente decine di stranieri, soprattutto donne, in stato di bisogno da impiegare nella raccolta di prodotti ortofrutticoli per conto di due aziende agricole, una con sede a Fondi, nel Mercato ortofrutticolo, l'altra a Falciano del Massico, in provincia di Caserta. 

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Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza erano state avviate nel 2016 e si sono concentrate anche sulle fasi di raccolta del 2017 e del 2018. Gli approfondimenti investigativi hanno, in particolare, consentito di accertare che la coppia operava con "continuità, abitualità e in maniera professionale"; impiegava la manodopera senza far stipulare loro contratti di lavoro; corrispondeva ai lavoratori retribuzioni ben al di sotto degli standard dai contratti collettivi nazionali.

Il blitz della Finanza ripreso da un drone: il video

Braccianti trattati come schiavi

I due inoltre obbligavano i braccianti a turni di lavoro massacranti che si protraevano dall'alba fino al tardo pomeriggio, non riconoscevano maggiorazioni per il lavoro straordinario e per i giorni festivi e pagavano meno le donne, in violazione al divieto di discriminazione di genere. Togliendole dalla retribuzione giornaliera esigevano inoltre le spese per il trasporto e quelle per il compenso che "spettava" al caporale per il reclutamento e l'intermediazione con l'imprenditore. I lavoratori erano inoltre sottoposti a una rigida sorveglianza, non potevano comunicare fra loro, non godevano di riposi, non avevano a disposizione adeguati servizi igienici né dispositivi di sicurezza o protezione. Le condizioni di sfruttamento ai limiti della schiavitù sono state documentate dagli uomini delle Fiamme Gialle anche attraverso le testimonianze di diversi lavoratori. Dai riscontri effettuati è emersa un'attività illecita organizzata nei minimi dettagli che poteva contare su una sistematica domanda da parte di alcune aziende committenti, ormai fidelizzate. I due caporali reclutavano i braccianti in prestabiliti punti di raccolta, a Mondragone e lungo il litorale domizio, in gran parte bulgari, tunisini e ucraini, fino a 90 al giorno, che venivano stipati per il trasporto in furgoni del tutto inadeguati.

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Indagati anche gli imprenditori

Oltre all'arresto dei due caporali, nell'inchiesta risultano indagati anche gli imprenditori committenti: D.T.P, 61enne di Fondi, e G.M di Giugliano in Campania, 53 anni. Entrambi commercianti all'ingrosso di frutta e ortaggi che hanno beneficiato del sistema illecito dei caporali per abbattere i costi della raccolta. Le intercettazioni hanno in particolare fatto emergere una stretta collaborazione tra il caporale e l'imprenditore, alimentato tra l'altro dai pagamenti in contanti che non consentivano tracciabilità delle prestazioni lavorative e dei compensi degli stessi caporali.

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