Braccianti agricole straniere sfruttate e molestate: l'allarme della Uil

Ieri un reportage pubblicato su Avvenire ha svelato un altro retroscena inquietante di quanto accade nelle campagne pontine

Nuove denunce di violenze subite da braccianti agricole indiane. I fatti sono raccontati in reportage uscito ieri, 22 maggio, sull'Avvenire. E il caso riguarda ancora una volta le campagne della provincia pontina. Il fenomeno dello sfruttamento del lavoro era già finito in un'inchiesta della Procura che, a gennaio scorso, aveva svelato, con l'operazione Commodo, un sistema di coperture con il coilgimento di un sindacalista e di un ispettore. Ma ora Avvenire svela che alcune braccianti donne sono vittime anche di molestie.

Sul caso interviene ora Giorgio Carra, segretario nazionale della Uila Uil: “Il fenomeno dello sfruttamento della manodopera in provincia di Latina ci è ben noto ed è una situazione su cui siamo impegnati quotidianamente “senza se e senza ma” come sindacato. Dal report pubblicato su “Avvenire” emerge un quadro che, se confermato, rende urgente un intervento incisivo e su vasta scala da parte delle forze dell’ordine e della magistratura, alle quali va tutto il nostro sostegno per l’impegno nel fare emergere situazioni di illegalità diffuse, indegne di un paese civile”.

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“Chiediamo al Governo di dare piena attuazione alla legge 199/2016 per consentire alle parti sociali di far incontrare domanda e offerta di lavoro, perché solo in questo modo è possibile sradicare la mala pianta del caporalato e del lavoro nero - continua Carra.- La Uila, molto presente su tutto il territorio dell’agro pontino, è impegnata quotidianamente per difendere i diritti dei braccianti e delle braccianti agricole di ogni nazionalità, per raccoglierne denunce di violenze o di paga non adeguata alle ore di lavoro svolto e per accompagnarli a rivolgersi alle istituzioni competenti. La denuncia ai media è infatti importante, ma è necessario coinvolgere la magistratura e gli organi ispettivi, anche per il tramite del sindacato, senza esporre eccessivamente i lavoratori alle ritorsioni dei datori di lavoro e dei loro caporali”.

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