Camorra, le mani del clan emergente su Rimini: a Latina uno dei 10 arresti

Operazione "Hammer" dei carabinieri; sette persone in carcere, tre ai domiciliari

Ha interssato anche la provincia pontina l’operazione anticamorra del comando provinciale dei carabinieri di Rimini scattata nella mattinata di oggi, venerdì 11 ottobre. E' stato eseguito a Latina uno dei dieci arresti - 7 in carcere e 3 ai domiciliari -, quello del 26enne Francesco Capasso. Le misure cautelari sono state emesse dal Gip del tribunale di Bologna su richiesta della Dda. 

La maxi operazione denominata “Hammer”, scrive RiminiToday, arriva al culmine di un’indagine durata appena un anno che ha permesso ai militari di fare luce sulle infiltrazioni della malavita organizzata nel territorio di Rimini. Ha interessato anche le province di Latina, Caserta, Napoli e Prato; le accuse sono a vario titolo di associazione a delinquere di stampo camorristico, estorsione, rapina e sequestro di persone, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni, impiego di denaro di provenienza illecita, lesioni personali aggravate. Sono invece 150 i militari in azione questa mattina. 

Le indagini sono state avviate in seguito al ferimento nell’ottobre del 2018 di “zio Pio”, Rosario De Sisto: il 60enne ritenuto vicino al clan Nuvoletta, si presenta al pronto soccorso di Rimini con una mano massacrata a colpi di martello. In quell’occasione racconta di essere stato vittima di un’aggressione da parte di un gruppo di nordafricani. Versione che non convince i carabinieri che avevano iniziano una serie di indagini che portano di lì a pocio a scoprire una società di autonoleggio di lusso il cui vero titolare era un uomo di 40 anni ritenuto prestanome di Ciro Contini, 31enne nipote di Eduardo, boss dell’omonimo clan napoletano. 

Le indagini, prosegue RiminiToday, hanno fatto emergere come Ciro Contini, dopo essersi staccato dal clan famigliare, avesse aperto una cellula autonoma in Riviera pronta a taglieggiare gli imprenditori locali per estorcere loro del denaro e come, per portare avanti il suo progetto, avesse quindi deciso di spodestare i vecchi boss che operavano nel riminese. 

Un progetto che per essere portato avanti non risparmiava episodi di estrema violenza per "convincere" i vecchi a cedere il posto. Un “lavoro” che veniva svolto oltre che dal 26enne Capasso anche da altri due uomini che venivano ingaggiati per le attività di convincimento dei rivali; come segno distintivo avevano l’uso di un martello che veniva pestato sulle mani fino a ridurre in frantumi le ossa.

Uan situazione questa mal sopprotata dai vecchi boss locali che si rivolgono ai clan Nuvoletta e Mazzarella; un summit si tiene in una masseria del napoletano alla rpesenza anche di esponenti del clan Conticini i quali fanno capire che i movimenti di Ciro in Romagna non erano ben visti dalla "famiglia". Un escalation di violenza e tensione a cui sarebbe bastato poco per esplodere. 

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