Undici ore di lavoro e paga da fame: imprenditore "caporale" sottoposto all'obbligo di firma

E' accaduto a Latina, in un'azienda agricola di Borgo Sabotino. L'uomo sfruttava il lavoro di due dipendenti, un italiano e un indiano, che vivevano in due roulotte nell'azienda senza servizi igienici

Intermediazione illecita e caporalato. Con queste accuse è stata emessa un’ordinanza di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a carico di un imprenditore di 74 anni, di origini campane ma da tempo residente a Latina.  Le indagini, condotte dal Nucleo investigativo in collaborazione con il Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro, sono state avviate dopo un controllo in un’azienda agricola di Borgo Sabotino effettuata a marzo scorso nell’ambito di consuete verifiche nel settore agroalimentare.

Sin dalle prime fasi dell’attività ispettiva è emerso che all’interno dell’azienda erano impiegati due lavoratori, un italiano e un indiano, sottoposti a gravi forme di sfruttamento. All’imprenditore è stata contestata anche l’aggravante delle minacce nei confronti del cittadino indiano, al quale, approfittando della situazione di bisogno, era stato prospettato di non lavorare più.

Le verifiche hanno consentito di accertare che l’imprenditore, che di fatto gestiva l’azienda intestata alla figlia, corrispondeva ai due lavoratori retribuzioni al di sotto di quanto previsto dai contratti collettivi di settore e inferiori rispetto alle ore quotidiane di lavoro: 11 ore per 7 giorni a settimana. Senza riposi settimanali, senza ferie retribuite e senza contributi previdenziali e assistenziali.

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I due dipendenti, fin dalla loro assunzione, dal 2008 l’italiano e dal 2012 l’indiano, vivevano in condizioni di degrado assoluto, all'interno di due roulotte posizionate all’interno di un capannone della stessa azienda agricola, in assesnza di servizi igienici.  

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