Dormitorio provvisorio chiude i battenti, ora è emergenza senzatetto

Con la chiusura del centro adibito presso l'ex consorzio agrario, una cinquantina di clochard che prima vi trovavano riparo ora torneranno a dormire per le strade del capoluogo

Il dormitorio provvisorio

A questo punto l’emergenza senzatetto diventa effettiva. Con una proroga di 24 ore concessa ieri dal sindaco di Latina Di Giorgi rispetto alla data prevista del 30 aprile, le porte del dormitorio provvisorio sono state definitivamente chiuse oggi.

Ed ora la realtà parla di una cinquantina di persone che, mentre prima trovavano un letto su cui dormire nella struttura adibita all’interno dell’ex consorzio agrario, ora si troveranno a cercare riparo per le strade del capoluogo.

Ieri mattina con un’azione congiunta alcuni cittadini, insieme al capogruppo del Partito democratico Giorgio De Marchis, il consigliere comunale Marco Fioravante e il coordinatore di Sinistra per Latina Sergio Sciaudone, hanno solidarizzato con gli ospiti del dormitorio che non volevano lasciare la struttura.

“Ieri abbiamo trovato agenti di polizia sensibili al problema - dichiara De Marchis - e abbiamo anche riscontrato la disponibilità del sindaco che ha consentito di prorogare di 24 ore il servizio. Tuttavia oggi il problema si ripresenta e dal Comune ci hanno fatto sapere che in futuro la struttura potrà ospitare solo i residenti nel capoluogo”.

“Una risposta che non vuol dire nulla - aggiunge Fioravante - in quanto i residenti nel capoluogo ospitati nel dormitorio provvisorio sono solo quattro. Verranno accolti in case famiglia con un ulteriore aggravio di costi per le casse comunali”.

“Il costo della casa famiglia per quattro persone - spiega Sciaudone - è superiore a quello di gestione del dormitorio. È assurdo che ci sia una situazione così paradossale e che non si riesca a risolvere il problema: da stasera i senzatetto si fermeranno sotto i portici del Comune”.

“C’è solo una via d’uscita – concludono De Marchis, Fioravante e Sciaudone -: coinvolgere diverse istituzioni, come Provincia e Regione, in un progetto integrato per riaprire il dormitorio pubblico, che sappiamo benissimo essere un servizio non solo limitato al capoluogo ma catalizzatore di emergenze sociali che superano i confini della città. Rivolgiamo quindi un appello alle istituzioni locali affinché si apra immediatamente un tavolo di lavoro per consentire il ripristino di una struttura che sebbene nata per l’emergenza freddo è diventata un punto di riferimento della solidarietà cittadina e di garanzia per la sicurezza come le stesse forze dell’ordine hanno asserito”.

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