Minori con disagi socio-familiari, a Latina chiude l’unica casa famiglia

L'allarme-denuncia dell'associazione di volontari Pontireti; alla base problemi economici: "Il minore sottratto ai genitori in questo modo viene anche strappato al suo territorio"

Nel capoluogo pontino sta per chiudere i battenti l’unica casa famiglia per minori con disagi socio-familiari presente nel territorio del Comune di Latina.

L’allarme-denuncia è stato lanciato dall’associazione di volontariato Pontireti. La casa famiglia dal 2007 svolge attività di volontariato e ha aiutato tantissimi minori.

Alla base della chiusura che dovrebbe arrivare il prossimo 30 giugno sono di natura economica e come conseguenza hanno non solo la perdita per i minori di un posto e di un punto di riferimento ma anche il licenziamento degli educatori che vi lavorano. Difatti le case famiglia traggono le loro risorse dal contributo che ogni comune versa in funzione di quanti minori vi colloca attraverso i propri servizi sociali.

“Se gli enti sono inadempienti nei pagamenti non è dato saperlo – fa sapere l’associazione Pontireti con una nota -, resta il caso drammatico del minore sottratto ai genitori in attesa che si ripristinino le condizioni favorevoli all’eventuale rientro in famiglia, e che in questo modo viene anche strappato al suo territorio, all’affetto delle amicizie, della comunità e della scuola fino a quel momento frequentata”.

“E’ piuttosto infrequente, difatti, che un minore tolto alla famiglia necessiti anche di essere allontanato dalla sfera del proprio territorio; in tali particolari casi si tratta prevalentemente di condizioni di adottabilità, che come sappiamo in Italia non sono affatto consuete ad eccezione di alcuni discutibili interventi di affido (che dovrebbe essere a tempo determinato) che di fatto si trasformano in provvedimenti sine die (ma questa è un’altra storia!)”.

Come fa sapere l’associazione di volontariato, “la retta che il servizio sociale di Latina sostiene per ogni ragazzo è la medesima, sia che si tratti di un giovane collocato a Latina, sia in un’altra comunità al di fuori del comune. Immaginiamo quale possa essere il trauma di un minore collocato in una struttura esterna quando, con il raggiungimento della maggiore età, si trova a dover ritornare nel proprio comune d’origine senza un progetto alle spalle, con un insanabile scollamento dalla realtà della sua comunità natale”.

Il problema più grande con il quale oggi si confronta l’associazione, unica realtà del nostro territorio che si occupa di togliere i minori a rischio dalla strada, è la salvaguardia di quei giovani che divenuti maggiorenni escono dalla sfera tutelare delle istituzioni, restando a carico dei volontari che li avevano affiancati sin da piccoli.

“Nella maggior parte dei casi, alle spalle di questi giovani mancano progetti significativi, in particolare quelli del dopo casa famiglia, di coogestione e semiautonomia, come se i problemi di un essere umano svanissero all’improvviso con il compimento dei 18 anni. L’associazione intende sensibilizzare tutte le forze istituzionali e politiche affinché sulla condizione dei minori con disagi sociali, in particolar modo quelli collocati nelle comunità, non vi sia una condotta di indifferenza, bensì di forte considerazione, iniziando proprio nel mettere in campo tutti gli sforzi possibili per mantenere sul territorio strutture idonee e qualificate all’accoglienza dei minori. Per questo motivo si chiede al Comune ed alla Provincia di indicare possibili progetti e/o soluzioni in tal senso che diano una risposta concreta alle necessità della comunità”.

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