Morte di Desirée Mariottini, in sette rischiano il processo

La Procura di Roma ha chiuso le indagini sulla drammatica fine della 16enne di Cisterna nell'edificio a San Lorenzo

La Procura della Repubblica di Roma ha chiuso l'indagine sulla morte di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna trovata senza vita la notte del 19 ottobre dello scorso anno all’interno di un edificio abbandonato nel quartiere San Lorenzo a Roma.

Sono complessivamente sette le persone per le quali il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il sostituto procuratore Stefano Pizza hanno chiesto il rinvio a giudizio ritenendole responsabili a vario titolo della drammatica morte della ragazzina deceduta, secondo testimonianze e accertamenti medici, dopo un’agonia durata circa 12 ore all’interno di quel palazzo in via dei Lucani: si tratta di Alinno Chima, Mamadou Gara, detto Paco, il ghanese Yusef Salia e il 43enne senegalese Brian Minthe per i quali l’accusa è di concorso in omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione e somministrazione di sostanze stupefacenti ad una minorenne. Gara è accusato anche di cessione di droga alla ragazza e prostituzione minorile per fatti antecedenti al giorno della morte della ragazza. A incastrarli ci sono diverse prove tra cui anche il Dna di alcuni di loro rinvenuto sul corpo della ragazza, su un flacone di metadone e su una cannuccia utilizzata anche da Desirée per fumare crack.

La Procura ha inoltre chiesto il rinvio a giudizio anche per altre due persone: Marco Mancini e Antonella Fauntleroy, i pusher accusati di cessione di droga a minore. C’è inoltre una settima persona che rischia il processo, Alexander Asumado, accusato di spaccio all'interno del palazzo abbandonato di San Lorenzo.

Ora sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere sulle richieste dell’accusa e a disporre l’eventuale rinvio a giudizio degli indagati.

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