Pizzo sui fallimenti, 8 arresti. Ci sono anche un giudice e un finanziere

L'operazione della Mobile: in manette il giudice della Fallimentare Antonio Lollo, sua moglie, una cancelliera, tre commercialisti, un sottufficiale della Finanza in servizio in Procura e un imprenditore

Terremoto al tribunale di Latina. “Un consolidato sistema corruttivo”, come spiega la Questura, ci sarebbe alla base dell’operazione scattata questo pomeriggio nell’ambito di un’indagine delle Procure di Latina e Perugia, quest’ultima competente per reati che riguardano i giudici.

Otto le persone arrestate, quattro in carcere e quattro ai domiciliari. Si tratta di un giudice della sezione fallimentare del tribunale di Latina, Antonio Lollo, i commercialisti Marco Viola, Vittorio Genco e Massimo Gatto. In manette anche la moglie del giudice, Antonia Lusena, finita ai domiciliari, mentre la posizione della madre di quest’ultima è ancora al vaglio degli inquirenti. Agli arresti domiciliari anche un imprenditore, Luca Granato, un sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio in Procura, Roberto Menduti e una cancelliera del tribunale, Rita Sacchetti. 

A vario titolo, i reati contestati vanno dalla alla corruzione in atti giudiziari, alla concussione, all'induzione indebita a dare o promettere denaro od altra utilità, alla turbativa d'asta, al falso ed alla rivelazione di segreto nonché all'accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico aggravato dalla circostanza di rivestire la qualità di pubblico ufficiale.

Le indagini erano partite in seguito a una denuncia presentata presso la Procura della Repubblica di Latina, in cui si prospettavano fatti di bancarotta nell’ambito di un concordato preventivo. Poi gli accertamenti della Squadra Mobile hanno fatto emergere "un consolidato sistema corruttivo, grazie al quale i consulenti nominati dal giudice nelle singole procedure concorsuali, abitualmente corrispondevano a quest’ultimo una percentuale dei compensi a loro liquidati dal giudice stesso", spiegano in una nota. In sostanza, il magistrato avrebbe concesso incarichi ai consulenti liquidando parcelle più alte, per poi farsi resitituire circa il 15%.

Dalle verifiche è inoltre emerso "un sistema di illeciti messi in atto con l’obiettivo di influenzare il corretto svolgimento delle aste disposte dal Tribunale di Latina per la vendita di beni oggetto di liquidazione nelle procedure concorsuali".

Avrebbero, inoltre, manomesso il sistema informatico della Procura al fine di eludere le indagini. La polizia, infatti, ha scoperto “reiterate attività di accesso abusivo al sistema informatico del Registro Generale della Procura della Repubblica di Latina, al fine di consentire ad alcuni soggetti sottoposti ad indagine di poter evitare le attività investigative a loro carico, attraverso la conoscenza di dati coperti da segreto istruttorio.

Sono in corso  attività finalizzate al sequestro dei profitti di reato, rappresentati da   denaro contante ed oggetti preziosi, stimabili  allo stato approssimativamente in una cifra superiore al milione di euro”.

Le attività sono state coordinate dal Procuratore Aggiunto Antonella Duchini, della Procura di Perugia, e dal Procuratore Aggiunto Nunzia D’Elia, della Procura di Latina. 

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