Crollo a Ventotene, Legambiente: “Dopo 4 anni una sentenza storica”

Legambiente commenta la sentenza con cui sono stati condannati tutti e quattro gli imputati nell'ambito del processo per la morte delle due studentesse romane uccise da una frana sulla spiaggia di Cala Rossano

Una sentenza storica. Con queste parole Legambiente Lazio definisce la sentenza emessa ieri nell’ambito del processo per il crollo di Ventotene che nell’aprile del 2010 era costato la vita a due giovani studentesse romane in gita scolastica sull’isola pontina. Condannati tutti e quattro gli imputati, l’attuale sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenso, l’ex primo cittadino, Vito Biondo, il responsabile del Genio Civile di Latina, Luciano Pizzuto e il capo dell’ufficio tecnico del Comune, Pasquale Romano.

Dopo quattro anni dalla morte di Sara e Francesca per una frana a Ventotene, una storica sentenza accerta verità e responsabilità – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, dopo la conclusione del processo di primo grado -. Non c'è ovviamente nulla di cui gioire, ma certo la sentenza fa chiarezza e rende così un pò di giustizia alle giovani vittime, alle loro famiglie e rappresenta un monito contro l'inerzia sul rischio idrogeologico, che continua troppo spesso a mettere in pericolo la vita dei cittadini.

La quasi totalità del territorio laziale è d'altronde a rischio idrogeologico e troppi comuni non recepiscono i Piani di Assetto Idrogeologico, non svolgono la manutenzione ordinaria e meno della metà dispone di un piano per affrontare le emergenze, che si moltiplicano anche a causa dei cambiamenti climatici. La vera soluzione sta proprio nella manutenzione e messa in sicurezza del territorio, priorità fondamentale della quale ricordarsi quando si pianificano gli investimenti per mettere così in campo misure efficaci e prevenire drammi gravi come quello di Ventotene.”

A questo proposito, quindi, Legambiente ricorda i dati del recente "Ecosistema rischio", l'indagine realizzata dall'associazione con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile che scatta una fotografia aggiornata sul rischio idrogeologico in Italia. “Nel Lazio l'84% dei comuni conta abitazioni in aree a rischio idrogeologico, il 34% ospita interi quartieri, il 73% industrie, il 25% strutture sensibili come scuole e ospedali e strutture commerciali o ricettive. Nel 21% dei comuni si è continuato a costruire in aree a rischio idrogeologico negli ultimi 10 anni. Solo il 27% svolge un lavoro di mitigazione del rischio complessivamente positivo, il 21% ottiene un punteggio scarso e la maggior parte, il 52% insufficiente. Roma complessivamente inefficiente nella mitigazione del rischio idrogeologico, gravemente carente nell'affrontare le emergenze e sotto il peso di un'intensa urbanizzazione”.

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