Bufera sul Nanga Parbat: Nardi e Revol rientrano al campo base

Lo scalatore di Sezze e la sua collega francese rinunciano alla vetta dopo esser arrivati fino a quota 6000 metri: troppo forte il vento da affrontare. "Comunque soddisfatti per l'esperienza"

Daniele Nardi (foto ©danielenardi.org. Si ringrazia per la gentile concessione)

Troppo sfavorevoli le condizioni meteo trovate dopo due giorni di ascesa verso la vetta del Nanga Parbat, troppo forti i venti che spiravano a 100 chilometri all’ora sugli oltre 6000 metri della montagna “mangiauomini”. Il secondo tentativo di scalata di Daniele Nardi ed Elisabeth Revol è finito ieri, dopo essere arrivati fino al campo 2 allestito sulla via Mummery e aver atteso il miglioramento delle condizioni atmosferiche per avventurarsi negli ultimi duemila metri di terribile salita. Ma il vento non si è placato e sulla sommità del Nanga Parbat si è avvicinata una nuova bufera che avrebbe reso impraticabile il tentativo di vetta. E i due hanno fatto marcia indietro e sono tornati nuovamente verso il campo base.

Nardi e Revol erano partiti per il Nanga Parbat con l’obiettivo di mettere a segno un record, la prima scalata invernale di questo massiccio himalayano di 8125 metri, l’unica delle tre montagne oltre gli ottomila metri a non essere ancora state scalate nella stagione fredda, quella più proibitiva. Con loro, ma su versanti diversi della montagna, ci hanno provato altre due spedizioni, una magiaro-statunitense e una polacca. E anche le altre due cordate arrivate sul Nanga hanno dovuto desistere dall’impresa per le avverse condizioni meteorologiche.

“È lei a decidere – racconta Nardi, 36 anni, parlando del Nanga Parbat dopo esser rientrato al campo base – ci ha chiuso le porte un'altra volta. È stata l’esperienza umana e alpinistica più straordinaria della mia vita. Mi sento leggero, non getto la spugna perché non ci ho provato, ma perché è stata più forte di me, mi ha lusingato lasciandomi salire in inverno il suo sperone, quello famoso, quello mai salito. Credo che mi abbia risparmiato, mi abbia fatto assaggiare la sua violenza e il suo miele, le regina delle montagne… la mangia uomini”.

L’alpinista setino è rientrato al campo base con i sintomi del congelamento del dito indice di una mano: ora sarà verificata la gravità del problema. I due scalatori, che stanno per terminare il tempo previsto dai loro permessi di soggiorno e vedono davanti a sé altri giorni di maltempo, sembrano decisi a rientrare in Italia. “Le mie dita non sopporterebbero un altro tentativo e il tempo è brutto per altri 10 giorni” ammette Nardi.

Daniele si dice soddisfatto anche perché il tentativo di scalata è stato portato in puro stile alpino, che non prevede una preparazione dei campi intermedi di salita ma che costringe gli alpinisti a smontare tende e materiale vario ad ogni spostamento.

“Spero che capiate, sono certo di non avervi delusoconclude Nardi nel comunicato sul suo sito www.danielenardi.org - e di non aver deluso quegli 8000ragazzi che mi hanno consegnato “L’alta bandiera dei diritti umani” firmata. Non è facile, ma se in fondo ci si prova, con tutte le proprie energie si ottengono almeno due risultati, il primo si cresce, il secondo si lascia una traccia che per quanto in inverno scompare velocemente con il vento in pochi minuti, rimane indelebile nella propria storia, e questo è quanto basta per ora”.

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Giuseppe Tamborrelli
    Giuseppe Tamborrelli

    È la decisione delle persone forti e con la testa sulle spalle. Se avesse avuto un epilogo come i precedenti, non avesti avuto la possibilità di riprovarci! Così ci potrai riprovare altre mille volte.

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