Senzatetto ancora sotto il Comune, gli interventi dell’amministrazione

Replica il Comune alle polemiche sulla chiusura del dormitorio: "Incontrate le persone ospitate per esaminare i singoli casi e provvedere con le conseguenti azioni di assistenza"

I senzatetto accampati sotto il palazzo comunale di Latina

Si infiamma la polemica sul dormitorio di Latina. Da un lato i senzatetto che per la seconda sera consecutiva hanno passato la notte sotto i portici del palazzo comunale, con al loro fianco Giorgio De Marchis, capogruppo in Consiglio del Pd che ha chiesto al sindaco di Latina di revocare la delega all’assessore ai Servizi Sociali Patrizia Fanti, Marco Fioravante, consigliere comunale e Sergio Sciaudone coordinatore di Sinistra per Latina, e dall’altra l’amministrazione comunale che con una nota nel tardo pomeriggio di ieri ha risposto al polverone che si è alzato intorno alla questione del dormitorio, cercando di chiarire la sua posizione.

“A seguito della prevista chiusura del dormitorio comunale – si legge nella nota dell’amministrazione -, avvenuta in data 1 maggio, i Servizi sociali del Comune di Latina hanno provveduto nelle giornate di mercoledì e giovedì a colloquiare con le circa quaranta persone ospitate nelle ultime settimane, al fine di esaminare i singoli casi e provvedere con conseguenti azioni di assistenza”.

Il dormitorio provvisorio, in attesa dell’apertura di quello definitivo di via Aspromonte, era stato aperto nel periodo invernale per far fronte all’emergenza freddo e, dopo una proroga di un mese – la data di chiusura stabilita inizialmente era fissata al 31 marzo -, ha chiuso i battenti proprio lo scorso 1 maggio. Da qui la protesta dei senzatetto che hanno deciso di stazionare proprio davanti il Comune in piazza del Popolo.

“Solo tredici persone hanno accettato il colloquio con il personale dei Servizi sociali del Comune di Latina, - fanno sapere sempre dall’amministrazione -, tra cui persone che, pur sostando sotto i portici di piazza del Popolo, non erano mai state nel dormitorio comunale”.

“Dall’esame delle singole posizioni, grazie anche all’ausilio della Polizia municipale, si è evidenziato infatti che sei di esse sono residenti nel Comune di Latina e sono state già prese in carico dai Servizi sociali. Tre di esse non sono mai state ospitate nel dormitorio comunale e hanno già una abitazione, e una di esse addirittura percepisce già un assegno dal Comune di Latina per l’alloggio; le altre, invece, stanno approfittando della situazione tanto che hanno rifiutato l’assistenza proposta dalle stesse dall’ente comunale”.

“Altre sette persone sono residenti nei seguenti Comuni: S. Maria Capua Vetere (Ce), Catania, Patti (Me), Roma, Catanzaro, Minturno. Per esse il Comune di Latina, tramite i Servizi sociali, ha proposto assistenza per essere accompagnati nei rispettivi Comuni di residenza, enti di cui sono stati contattati i rispettivi Servizi sociali, anche con il pagamento dei biglietti di viaggio a carico del Comune. Tutti però hanno rifiutato tale assistenza perché intendono continuare a gravare sulle spesa pubblica dei cittadini di Latina”.

Il Comune di Latina – precisano dall’amministrazione -, pur essendo obbligato a fornire alloggio ai soli residenti, per diversi mesi ha dato ospitalità a tutti i richiedenti e continuerà a dare assistenza e solidarietà in futuro, anche nel nuovo dormitorio, alle persone che ne avranno diritto".

“Si invitano tutti coloro che stanno strumentalizzando tale questione – chiude la nota - a farsi invece portavoce di azioni volte ad agevolare l’accompagno di tali persone il rientro nei rispettivi luoghi di residenza”.

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