Emergenza rom a Latina, rimpatrio assistito per 36 persone

Dopo un lungo e complesso lavoro, avviato all'indomani della fuga dei nomadi dal centro Al Karama e degli arresti all'interno del campo, il Comune ha aiutato 36 rom a lasciare l'Italia

Sembra essere stata trovata una soluzione per alcuni dei rom fuggiti nei giorni scorsi dal centro nomadi Al Karama e rimasti al lungo senza dimora.

Dopo essere stati vittime per mesi di minacce e soprusi, e costretti a pagare 300 euro al mese dagli altri abitanti del campo, per poter restare nei propri alloggi, finalmente sembrano aver trovato pace. Trentasei di loro saranno infatti rimpatriati.

È questo il risultato del lungo e complesso lavoro compiuto dagli uffici comunale dopo che era scoppiata l’emergenza rom nel capoluogo.

Nel pomeriggio di oggi si è provveduto, infatti, al rimpatrio assistito di 36 rom - di cui 11 uomini, 9 donne 8 ragazzi di età inferiore ai 18 anni e 8 bambini con meno di 12 anni -; il pullman, scortato dalla Digos e con a bordo il gruppo ha lasciato Latina nella giornata di oggi per consentire alle 36 persone di lasciare l’Italia.

Le operazioni sono state eseguite dagli assessorati comunali alla Protezione civile e ai Servizi sociali, con il supporto della questura di Latina, la Digos in particolare; con la collaborazione anche del consolato della Romania in Italia, per la identificazione e duplicato dei documenti delle 36 persone.

Nel frattempo, nelle ultime due notti il gruppo, dopo essere stato ospitato nei giorni precedenti in alcune parrocchie, è stato ospitato in uno stabile messo a disposizione dal Comune di Latina.

“Ritengo che l’amministrazione comunale e la Protezione civile siano state in grado, con le loro competenze e il loro impegno, di fronteggiare una emergenza di carattere socio-sanitario che si era trasformata anche in un problema di ordine pubblico – ha affermato l’assessore Gianluca Di Cocco -. Ci tengo a ringraziare pubblicamente per il grande lavoro svolto l’assessore ai Servizi sociali, Patrizia Fanti, i dirigenti, i funzionari dei servizi sociali e le mediatrici culturali, la Prefettura, la Polizia municipale, l’ingegner Martone, la Protezione Civile, il GSP (Gruppo Soccorso Pontino), la Caritas, la Curia e le altre associazioni che si sono messe a disposizione. Una task force efficace, grazie alla quale questa situazione non è degenerata. Terminata la fase della immediata emergenza – conclude l’assessore Di Cocco – ritengo si debba aprire quella di un più ampio confronto a tutto campo sul futuro di Al Karama e della sua gente, un confronto che deve coinvolgere tutte le istituzioni interessate”.

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