Evasione fiscale, cooperativa con 1325 lavoratori irregolari ad Aprilia

Articolato meccanismo fraudolento messo in piedi dalla coop per evadere il fisco; denunciati 6 amministratori per reati fiscali di vario genere e per truffa aggravata ai danni dello Stato

Scoperta ad Aprilia una cooperativa che si occupa di pulizie con 1325 lavoratori irregolari; stratagemma utilizzato dalla società per eludere il fisco. A portare alla luce l’articolato sistema fraudolento, è stata la guardia di finanza che ha denunciato i 6 amministratori che si sono succeduti nel corso del tempo per reati fiscali di vario genere (omessa dichiarazione, omesso versamento di ritenute e omesso versamento di Iva), nonché per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Le indagini sono scaturite dal riscontro dell’omessa dichiarazione dei redditi, da parte della cooperativa, a fronte di un ingente volume d’affari, e hanno portato alla scoperta di oltre 9,6 milioni di euro di ricavi non dichiarati nonché di oltre 3 milioni di euro di iva evasa.

Il tutto, proprio in considerazione della tipologia di contratto: dall’esame di circa 13.000 buste paga, infatti, è emerso che, a fronte delle prestazioni di lavoro effettuate, la maggior parte dei soci lavoratori non aveva percepito compensi, retribuzioni e salari, bensì emolumenti qualificati come “indennità di trasferta” che, in base alla normativa vigente, non sono soggetti ad imposizione fiscale né a ritenute previdenziali ed assistenziali.

Attraverso una serie di accertamenti, quindi, le fiamme gialle, hanno dimostrato come l’“indennità di trasferta” era stata utilizzata quale stratagemma per corrispondere lo stipendio ai lavoratori senza sottoporlo a ritenute fiscali e previdenziali.

Come hanno spiegato dalla guardia di finanza, quindi, l’evasione “si è tradotta in un ingente danno erariale, riveniente sia dall’evasione fiscale accertata per l’Irpef e l’Iva, che dalla mancata effettuazione delle ritenute fiscali sulle paghe dei lavoratori (solo queste ultime pari a circa 1 milione di euro); ha permesso alla cooperativa di proporsi sul mercato a prezzi concorrenziali inferiori rispetto alla media di quelli praticati dalle imprese regolari operanti nello stesso settore; ha danneggiato anche gli stessi soci lavoratori (la cui gran parte era all’oscuro del complesso meccanismo fraudolento), i quali, pur avendo percepito di fatto una retribuzione netta in busta paga (ancorché denominata come “indennità di trasferta”) in base alle ore effettive di lavoro prestate (come da contratti collettivi nazionali), si sono ritrovati un minore versamento contributivo ai fini pensionistici”.

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