Giornata della Memoria, il grande abbraccio di Latina alle vittime di mafia

Circa 100mila persone nel capoluogo pontino per il ricordo degli innocenti che hanno perso la vita per mano della criminalità organizzata. Sul palco in piazza del Popolo Don Ciotti: "Vogliamo verità"

Il pubblico in piazza del Popolo

Una folla di circa 100mila persone ha “invaso” Latina questa mattina. Bandiere, striscioni, cori per dire no alle mafie. Studenti, ragazzi, rappresentanti delle istituzioni, liberi cittadini uniti un grande e caloroso abbraccio ai familiari delle vittime delle criminalità organizzate.

Tutto questo è stata stamattina Latina quando dalle 9 è iniziata ufficialmente la XIX edizione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Un serpentone umano si è mosso per le strade della città per arrivare in piazza del Popolo dove sul palco a pedali si è vissuto il momento più toccante dell’intera manifestazione: la lettura dei nomi di tutti gli innocenti che hanno perso la vita per mano delle criminalità organizzate.

Un elenco che è più di un elenco, è la voglia di ricordarli tutti, uno per uno, di chiedere per loro giustizia. E proprio le parole “giustizia” e "verità” sono state al centro del discorso che in piazza del Popolo ha tenuto Don Ciotti, il presidente di Libera, l’associazione che insieme ad Avviso Pubblico ha organizzato la giornata.

Verità per tutte quelle vittime della mafia che verità e giustizia non l’hanno ancora ottenuta. “Abbiamo bisogno di verità per Cesare Boschin; la chiediamo e la cerchiamo. Abbiamo bisogno di verità perché voi lo sapete e lo vivete sulla vostra pelle - ha detto rivolgendosi ai familiari -, il 70% di loro non la conosce la o ne conosce solo una parte. Non è possibile – ha gridato dal palco Don Ciotti -. Non si costruisce giustizia senza la ricerca della verità; per questo anche noi dobbiamo diventare cercatori della verità. Vi prego uniamo le forze, le intelligenze, le energie, le passioni per essere tutti cercatori di verità”.

Il riferimento di Don Ciotti e anche alla storia di Don Cesare Boschin, il parroco ucciso in circostanze misteriose a Borgo Montello nel 1995. Le indagini non hanno mai chiarito la reale dinamica di quel delitto anche se era noto l'impegno del sacerdote contro il traffico di rifiuti in provincia di Latina e contro i camion che arrivavano, di notte, in quegli anni, a scaricare nelle discariche di Borgo Montello alle porte di Latina.

L’altra parola chiave per combattere le mafie per Don Ciotti è “coraggio”. “Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare schemi rassicuranti, quelli che ci mettono l’animo in pace. Ma noi non dobbiamo dimenticare che la vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, sta nelle coscienze addomesticate, sta nell’immobilismo, sta nella retorica d’occasione. Il male non è solo in chi lo commette, ma anche in chi vede commetterlo e sta con le mani in mano. E allora ci vuole il coraggio dell’impegno quotidiano, del perseverare, del non mollare la presa anche se a volte è difficile”.

Coraggio che viene chiesto a tutti, anche alla Chiesa ricordando le parole di ieri di Papa Francesco durante l’incontro con i familiari delle vittime delle mafie: “Basta prudenze, basta timidezze, basta deleghe; ci vuole più coraggio e forza ed essere capaci di saldare veramente la terra con il cielo. Sono tanti che non si sporcano le mani per costruire la vera sete di giustizia. Siate beati nel momento stesso in cui vi rimboccate le maniche. Meno parole, anche da parte di voi familiari delle vittime, e più fatti da parte di tutti. Molte parole sono diventate malate, stanche, retoriche e tra queste ‘legalità’: quanta legalità di comodo, esiste, quanta legalità strumentale e al servizio del potere. Ma c’è un’altra parola malata, una parola sospetta, ed è ‘antimafia’: tutti dicono di essere contro la mafia, di essere ‘anti’, ma tra questi c’è chi ha costruito sulla parola ‘antimafia’ una falsa credibilità. E poi la parola abusata ‘noi’, perché tutti diciamo sempre ‘noi’ mentre in molti pensano ‘io”.

"Chiediamo che la politica decreti per legge che il 21 marzo sia la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Chiediamo che lo Stato riconosca questo giorno. Non ci sono più alibi" dichiara Don Ciotti prima di ringraziare Latina e la Regione Lazio: “Amici di Latina, giovani, siete meravigliosi, il territorio pontino è meraviglioso, reagite... reagiamo insieme”.

PRESIDENTE DEL SENATO GRASSO – Essere qui per noi è un segnale importante – ha dichiarato il presidente del senato Pietro Grasso -. Il Parlamento ha in esame diverse iniziative come quella sul voto di scambio che dovrà passare in Senato – ha aggiunto – Ci sono poi iniziative governative perchè la lotta alla criminalità è una priorità per il Governo”. Grasso ha poi ricordato quanti sono morti a causa della mafia e ha ribadito l’impegno del Parlamento e del Governo per dare risposte ai familiari.

PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA ROSY BINDI - "La lotta alla mafia la deve fare tutto il Popolo Italiano, con cose semplici e atteggiamenti normali che vanno assunti tutti i giorni. Questa - ha affermato la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi - è una zona a rischio, lo sappiamo bene visti i fatti evidenti che gia' si sono manifestati su questi territori. Ecco perche' quello di oggi e' un segnale preciso che lanciamo alle mafie che non hanno confini per dire che anche noi non dobbiamo averne".

MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ANDREA ORLANDO -"Bisogna lavorare ora per iniziare a dare risposte", ha detto il Guardasigilli Orlando, sottolineando: "Temo i proclami omnicomprensivi, adesso dobbiamo dare nuovi strumenti per contrastare la criminalità economica, il fronte più insidioso attraverso cui la mafia conquista nuovi territori. Ed è anche nostro dovere dare norme che rendano più concreta la vicinanza dello Stato a vittime e familiari. Sono le due cose che a breve dobbiamo affrontare anche se ce ne sono tante altre, ma dalle domande di questa giornata devono nascere alcune risposte concrete e questo sono almeno le prime da dare".

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