Chiesuola, isola ecologica come una discarica: chiesto un incontro con il sindaco

Il presidente del Comitato Chiesuola Vincenzo Valletta: "La struttura va riaperta. Seguiamo l'esempio di Aprilia con il sistema di videosorveglianza"

Gli abitanti di Chiesuola chiedono un incontro con il sindaco Damiano Coletta per sollecitare un intervento urgente sulla situazione dell’isola ecologica comunale che si trova in Strada Congiunte Destre.

Si tratta di una situazione considerata insostenibile, visti i cumuli di rifiuti di ogni genere compresi scarti di lavorazioni aziendali, abbandonati sul ciglio della strada all’ingresso del centro abitato di Chiesuola.

“Non possiamo assistere impassibili a questo scempio – spiega Vincenzo Valletta, presidente del Comitato Chiesuola – la struttura va riaperta al più presto per evitare che faccia la fine di quella di Latina Scalo divenuta ormai una discarica a cielo aperto nel bel mezzo di campi coltivati ad ortaggi.

Vanno subito effettuati i lavori di manutenzione necessari alla riapertura del sito e per questo chiediamo un incontro urgente con il Sindaco Damiano Coletta facendo appello alla sua sensibilità certi della Sua disponibilità dimostrata a tutti i cittadini di Latina”.

Il Comitato auspica un intervento urgente, anche attraverso l’istallazione della videosorveglianza, al fine di individuare, sanzionare e denunciare nei casi più gravi, chi commette illeciti ambientali abbandonando rifiuti ingombranti o speciali sul territorio, creando un danno all’intera comunità. 

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 “I sistemi di contrasto ai reati ambientali sono già stati adottati con successo da molti Comuni italiani – continua Valletta - non bisogna andare tanto lontano per verificare l’efficacia dello strumento. Basta vedere cosa stanno facendo i Comuni di Aprilia o di Pomezia dove, in quest’ultimo, da quando sono stati installati gli impianti di videosorveglianza, in soli cinque mesi sono stati identificate e multate 160 persone per un importo di circa 30 mila euro”

Valletta denuncia la presenza di molti scarti di lavorazioni aziendali; scampoli di tessuti, barattoli di vernice vuoti, polistiroli, plastiche di ogni genere, componenti di auto ecc “a dimostrazione che anche tra le aziende c’è qualche furbetto che conferisce rifiuti illecitamente evitando così di sostenere i costi di smaltimento altrimenti generati utilizzando i canali che la normativa impone”.  

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