Processo Alba Pontina, Pugliese racconta: minacce anche per controllare il prezzo del pesce al mercato

Nuova audizione del pentito figlio di Cha Cha che racconta il funzionamento del clan di Campo Boario

Udienza fiume oggi per il processo Alba Pontina: nell’aula della Corte di Assise, collegato in videoconferenza dalla località segreta dove si trova, è stato ascoltato ancora Renato Pugliese, figlio di Costantino Cha Cha Di Silvio e dalla fine del 2016 collaboratore di giustizia.

Pugliese, interrogato dai pubblici ministeri Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro, ha raccontato ulteriori aspetti dell’organizzazione del clan di Campo Boario entrando nel dettaglio dei sistemi utilizzati per mettere a segno estorsioni ai danni di professionisti, spacciare la droga , mediare quando qualcuno aveva debiti che non poteva pagare.  

Il racconto ha riguardato anche l’estorsione a Malfetta, il gestore del ristorante di Sermoneta scalo per la quale i figli di Armando Di Silvio, Agostino Riccardo e lo stesso Pugliese sono già stati condannati. “Ci riunivamo – ha spiegato – e decidevamo che serviva il cosiddetto gettone di presenza vale a dire qualcuno che metteva paura a chi doveva dei soldi che noi dovevamo recuperare ma poi garantiva che non sarebbe successo nulla. Di solito questo ruolo era di Pupetto e Samuele Di Silvio”.  Poi c’erano le estorsioni ai professionisti, vittime un avvocato il cui fratello aveva debiti di gioco e un altro la cui moglie non aveva pagato il conto in un negozio di abbigliamento e ancora quello che per paura tirava fuori 3/400 euro al mese fino a quando non ce l’ha fatta più.

Pugliese racconta anche dell’aiuto fornitogli da Luciano Iannotta, imprenditore di Sonnino che pagò parte del suoi debiti con un componente della famiglia Ciarelli. E poi ancora le minacce al titolare di un banco del pesce al mercato settimanale di Latina per costringerlo a tenere i prezzi più bassi per non danneggiare un altro commerciante che mensilmente li pagava per stare tranquillo.

Pugliese è stato poi controinterrogato dall’avvocato Oreste Palmieri dichiarando che la paura degli zingari non era limitata a Armando Di Silvio e ai suoi familiari ma a tutti i rom del capoluogo pontino.

Si torna in aula il 7 gennaio prossimo quando inizierà l’audizione dell’altro collaboratore, Agostino Riccardo.

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