Annegato nel laghetto del parco San Marco: tragedia ancora da chiarire

Chi conosceva il ragazzo ghanese di 24 anni non crede all'ipotesi del suicidio. E' possibile che il giovane si sia buttato e che non sia più riuscito a risalire

E' ancora un mistero la tragedia avvenuta venerdì sera al parco San Marco e la morte di Emmanuel Yeboah, 24 anni, cittadino originario del Ghana, annegato nel laghetto artificiale. Il giovane migrante era arrivato in Italia nel 2015 ed era stato ospite di un Cas ad Aprilia gestito dalla cooperativa Karibu. Da lì però si era volontariamente allontanato nel 2017 e da allora gli operatori di lui non avevano più avuto notizie. 

La ricostruzione della dinamica

Il ragazzo si è gettato nel laghetto del parco intorno alle 19,30 e poi non è più riuscito a risalire. La dinamica ricostruita dagli agenti della polizia, sulla scorta anche delle testimonianze di due persone che si trovavano in quel momento nell'area e che hanno cercato di salvare il giovane, non sembra corripondere a quella di un suicidio. Sembra infatti che il 24enne, dopo aver scavalcato la balaustra di protezione, abbia fatto alcune bracciate nella parte più alta del lago prima di annegare. Il recupero è avvenuto solo nella notte, dopo le complesse operazioni di svuotamento della vasca che hanno consentito al personale del soccorso acquatico dei vigili del fuoco di individuare il corpo e di recuperarlo. 

La storia

Intanto, dalle informazioni raccolte, sembra che il giovane ghanese non avesse problemi pischici. Non erano mai stati segnalati problemi o fragilità che facessero temere un'ipotesi di suicidio. Il ragazzo si era recato il giorno prima della tragedia al pronto soccorso del Goretti per altri problemi psichici ed era stato poi regolarmente dimesso. Nessuno aveva mai chiesto una consulenza psichiatrica. Operatori della coop e altri ospiti del Cas che lo avevano conosciuto hanno raccontato che era un bravo ragazzo, che lavorava e che proprio per questa ragione aveva deciso di allontanarsi dal centro di accoglienza, per non essere trasferito in un'altra città. Chi lo conosceva non crede dunque all'ipotesi del suicidio. E' possibile quindi che la sua morte sia stata una conseguenza non voluta, anche se resta inspiegabile il gesto di gettarsi nel lago. La priorità ora sarà avvertire i familiari del ragazzo.

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