Cittadella giudiziaria: "La vogliamo completa, non soltanto a metà"

L'intervento del presidente del Tribunale e degli avvocati: "Se bisogna spostarsi dobbiamo farlo in blocco, con i due edifici realizzati"

La presentazione del nuovo Consiglio dell'Ordine

“Se dobbiamo spostarci ci spostiamo in blocco, Latina non può diventare come Bari”. Non ha usato mezzi termini il presidente del Tribunale di Latina Caterina Chiaravalloti nel parlare del futuro della cittadella giudiziaria.

Lo ha fatto ieri mattina nel corso dell’incontro per la presentazione del neo eletto Consiglio dell’Ordine degli avvocati condividendo la preoccupazione del presidente dell’organismo forense Giovanni Lauretti che ha indicato come “obiettivo di lungo periodo quello della cittadella giudiziaria. La vogliamo finita – ha sottolineato davanti ai colleghi e ai rappresentanti della magistratura – e completa in tutti i suoi blocchi, inclusa la realizzazione del secondo lotto oltre a quello che deve ospitare la Procura. Oltre che a ultimare il primo edificio bisogna pensare al secondo immobile ancora da realizzare perché senza di questo il progetto non avrebbe senso”.

Lauretti ha ricordato come spostare la Procura da via Ezio determinerebbe una ulteriore frammentazione delle sedi giudiziarie, posizione condivisa in pieno dal presidente del Tribunale.

La Chiaravalloti ha citato l’esempio di Bari dove gli uffici sono suddivisi tra 7/8 sedi con le difficoltà che si possono facilmente immaginare. Questo a Latina non deve succedere ha sottolineato - sarebbe problematico anche soltanto trasferire i fascicoli per le udienze in Tribunale vista la carenza di auto”. Insomma magistratura e classe forense hanno creato un fronte comune rispetto al futuro della cittadella.

Lauretti ha anche illustrato gli impegno del nuovo Consiglio: il rispetto dei protocolli per la gestione delle udienze, il supporto ai giovani iscritti,  molti dei quali si stanno cancellando dell’Ordine per difficoltà economiche,  la battaglia per risolvere il deficit della pianta organica del personale amministrativo, arrivato ormai al 30%, e del giudice di pace, ufficio dove stanno lavorando in tre quando dovrebbero essere in quindici, con un carico di lavoro “intollerabile”.

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