Latina Calcio e le indagini Starter e Olimpia: ascesa e declino di Pasquale Maietta

Dall'ingresso in società nel 2007 alle dimissioni dopo il coinvolgimento nelle operazioni Starter e Olimpia. L'ascesa e il declino di Pasquale Maietta. Su di lui e sulla ex co-presidente del Latina Paola Cavicchi pende un mandato di arresto

Lo avevamo lasciato a quello sfogo di metà novembre, l’ultimo afflato da ex massimo dirigente di una squadra che già non c’era più. Il Latina che aveva sognato di raggiungere Lazio e Roma nella massima serie, era fallito, dopo aver sfiorato la promozione in un playoff che ancora oggi fa male ricordare, per poi cominciare una discesa sempre più vertiginosa, tra salvezze agguantate sul filo di lana, avvicendamenti compulsivi di giocatori e allenatori, fino all’epilogo della retrocessione e del fallimento.

L’avventura di Pasquale Maietta al Latina si era conclusa da circa un anno, da quando il coinvolgimento nelle operazioni Olimpia e Starter ne aveva suggerito il passo indietro come “atto d’amore verso la squadra”. La fine vera e propria sarebbe stata sancita nel dicembre del 2016 con il passaggio di proprietà. Un’avventura di quasi dieci anni, iniziata nel 2007, quando la Virtus Latina acquisì il titolo del Real Latina e ripartì dalla Promozione. Dopo aver vinto il campionato, il riassetto dei quadri dirigenziali portò alla comparsa per la prima volta del nome di Pasquale Maietta, eletto vicepresidente con delega alle funzioni economico-finanziarie. Era il periodo delle due squadre, l’Fc Latina e la Virtus, che nel 2008/09 conquistarono entrambe la promozione in Serie D. Seguì la fusione dei due sodalizi con la nascita dell’Us Latina Calcio, che si iscrisse al campionato di D (arrivò nono) per poi ottenere il ripescaggio in Lega Pro Seconda divisione. Seguiranno la promozione in Prima Divisione, la salvezza tramite playout nel 2012. Nell’estate dello stesso anno entrò in scena anche Paola Cavicchi, che fece il suo ingresso in società accanto al figlio Fabrizio Colletti, dopo la fuoriuscita di Michele Condò. E’ il periodo più glorioso dei nerazzurri, che conquistarono – via playoff – la serie B e la coppa Italia di Lega Pro, prima di accarezzare la doppia promozione con la finale playoff poi persa con il Cesena. L’ascesa di Maietta proseguì, quando da membro della cordata assunse il comando accanto alla Cavicchi.

Tuttavia lo spareggio promozione perso, che per molti poteva sembrare l’abbrivio di un percorso esaltante, rappresentò al contrario l’inizio della fine. Nel 2015 la squadra si salvò dopo tre cambi di allenatore, e nell’estate dello stesso anno si registrò il dietrofront della Cavicchi, che cederà le quote a Maietta e al nuovo socio Antonio Aprile. “Con il contributo della famiglia Aprile gli obiettivi non cambieranno: la nostra volontà era e sarà sempre quella di portare in alto il nome dell'Us Latina calcio” affermava Maietta il giorno del congedo dell’ex socia. Parole importanti, dietro le quali, però, si celava l’inizio di una parabola discendente che avrebbe visto Maietta e il Latina calcio andare a braccetto verso uno analogo (triste) traguardo.

La stagione calcistica 2015/16 del Latina, infatti, fu a dir poco travagliata. Quattro allenatori (Iuliano, Somma, Chiappini e Gautieri) e una salvezza ottenuta per un punto nell’ultima giornata pareggiando 1-1 a Pescara. Da lì in poi cominciarono a emergere le prime criticità. Nell’estate del 2016 Maietta e Aprile annunciarono di avere a cuore il progetto Latina, ma di non cercare soci. Tuttavia, la società sarebbe stata ceduta solo a chi avrebbe dato le necessarie garanzie finanziarie e tecniche. Ma le fondamenta del castello Latina cominciarono a scricchiolare. La campagna acquisti, tutt'altro che esaltante, fu già il primo campanello d’allarme. Il resto arrivò nei mesi successivi, quando la società non riuscì a pagare gli stipendi di settembre e ottobre andando incontro alle prime penalizzazioni e a futuri deferimenti. E i debiti crescevano fino a raggiungere i 6 milioni di euro.

Il dietrofront di Maietta precedette il passaggio di proprietà. A quel punto il Latina versava già in condizioni drammatiche: la squadra era ultima in classifica, gli stipendi di settembre e ottobre non pagati avrebbero portato penalizzazioni e deferimenti. Quel che avvenne nella prima metà del 2017, con le ‘prodezze’ di Benedetto Mancini, è cosa nota.

“I miei grandi sacrifici e i traguardi raggiunti mai riconosciuti né apprezzati. Sono amareggiato per aver visto la squadra sgretolarsi nel silenzio assordante della città. Non ho mai preso nulla dalla società”, affermava nel suo sfogo social l’ex patron dei nerazzurri. A quel lungo post su Facebook seguirono mesi di silenzio, prima che la ribalta lo travolgesse di nuovo per un brutto incidente domestico (per il quale è ancora in ricoverato), e soprattutto per la nuova inchiesta che lo vede coinvolto insieme a Paola Cavicchi. Destini che si intrecciano di nuovo, ma questa volta non c’è nessun successo sportivo da celebrare.

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