Migranti sfruttati: il viaggio della speranza stipati in 20 dentro un furgone

I risvolti dell'inchiesta sul caporalato che ieri ha portato all'arresto di sei persone. Chi si sentiva male a bordo veniva abbandonato per strada

I migranti ripresi dall'alto in attesa dei pulmini

A notte fonda aspettavano i pulmini in alcuni punti di raccolta già concordati. I furgoni della Ellebi srl arrivavano in fila e in fretta caricavano i braccianti per poi smistarli nelle campagne della provincia pontina e anche in quelle di Roma, Frosinone e Viterbo. Gli appuntamenti erano di solito lungo via Epitaffio a Latina, nella zona di Ceriara a Priverno, fuori casa dell'aministratrice della Agri Amici Daniela Cerroni, e a Sezze. Da quel momento cominciava il viaggio verso le aziende agricole che con la cooperativa Agri Amici avevano firmato un contratto per la somministrazione della manodopera da impiegare nei campi. 

Migranti sfruttati: smascherato il sistema di coperture

Un viaggio dela speranza, con i braccianti stranieri ammassati anche in 20 all'interno di mezzi abitilitati al trasporto di otto o dieci persone. Quando non c'era più spazio ci si sedeva uno in braccio all'altro, percorrendo così i chilometri che li separavano dal luogo di lavoro. E se qualcuno si sentiva male veniva fatto scendere e abbandonato per strada. I droni della polizia hanno immortalato tutto dall'alto nel corso delle indagini, raccogliendo le prove e riuscendo a ricostruire il sistema di affari che ruotava intorno ai lavoratori agricoli stranieri, sfruttati due volte: dal datore di lavoro (la Agri Amici) e dal sindacato, la Fai Cisl, che avrebbe dovuto tutelare i loro diritti. Così la squadra mobile di Latina e lo Sco hanno fatto scattare il blitz, ieri all'alba, che ha portato all'arresto di sei persone nell'ambito dell'operazione "Commodo": i fondatori della Agri Amici e ideatori del sistema Luigi Battisti e Daniela Cerroni, il sindacalisa Marco Vaccaro e poi l'ispettore del lavoro Nicola Spognardi, Chiara Battisti, che gestiva la contabilità della cooperativa e Luca Di Pietro, che si occupava invece del trasporto.

Scatta l'operazione Commodo - Il video

La gestione dei trasporti e i ruoli dell'organizzazione

A gestire i viaggi era la società Ellebi srl, creata e amministrata sempre da Luigi Battisti, a cui ieri sono stati sequestrati oltre 30 mezzi, tra furgoni e camion. Il sistema era architettato in modo da far guadagnare tutti. La Agri Amici, che si occupava di somministrare la manodopera straniera alle aziende agricole, tratteneva in realtà una buona parte dei soldi che dovevano finire nella busta paga dei lavoratori. Questi ultimi venivano pagati 4 euro l'ora anziché 8. Le ore conteggiate erano inoltre la metà di quelle effettivamente lavorate e dalla paga veniva trattenuto anche il costo del trasporto verso le campagne. Il sindacalista Marco Vaccaro guadagnava invece sulle tessere dei braccianti e sulle pratiche di disoccupazione. E in cambio forniva appoggio alla coop. "A Babbo Natale ho chiesto 4.000 disoccupazione e un gatto!", scrive in un sms Vaccaro a un altro funzionario dello stesso sindacato. L'ispettore del lavoro infine riceveva denaro in cambio di consigli e consulenze su come aggirare i controlli.

Nei giorni scorsi un protocollo contro il caporalato in attesa di una legge

Proprio il problema del trasporto è uno degli elementi cardine del sistema di sfruttamento dei braccianti agricoli, affrontato anche nel protocollo che nei giorni scorsi è stato firmato proprio a Latina dalla Regione Lazio e dalle associazioni di categoria. "La Regione Lazio, proprio pochi giorni fa, ha firmato, alla presenza del Prefetto di Latina, un Protocollo d’intesa con le parti sociali - ha ricordato l'assessore regionale al lavoro Claudio Di Berardino - Tra le azioni più importanti c'è il trasporto gratuito da e per i campi. Con convenzioni ad hoc con le aziende del trasporto locale, vogliamo togliere ai caporali la prima occasione di contatto con i braccianti. Senza navette e senza il reclutamento su strada si interrompe sul nascere la catena di sfruttamento. Oltre al trasporto siamo pronti a finanziare altri servizi, come quello del mediatore culturale multilingua e sportelli dedicati nei centri per l’impiego per offrire prestazioni alle aziende che hanno bisogno di braccianti agricoli e ai lavoratori interessati al lavoro nei campi. L'istituzione regionale diventa così intermediario e garante di un corretto e trasparente incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il nostro programma prevede un primo periodo sperimentale nella provincia di Latina, l’estensione del Protocollo in tutto il Lazio per giungere a una legge regionale contro lo sfruttamento in agricoltura". 

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