Droga in carcere durante i colloqui: scatta a Latina l'operazione "Masterchef"

Sei i destinatari di misure cautelari. Agli arresti anche la madre di un detenuto con mansioni di "spesino"

Si chiama "Masterchef" la terza delle operazioni, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo in collaborazione con la polizia penitenziaria, che riguarda il carcere di Latina. Dopo le inchieste Petrus e Astice, che nei mesi scorsi avevano portato a scoprire un giro di stupefacenti e uno scambio di informazioni dall'interno all'esterno delle mura di via Aspromonte, questa volta l'indagine si è concentrata su un altro canale attraverso il quale la droga veniva consegnata ai detenuti: quello dei colloqui con i familiari. 

Astice e cocaina in carcere: in cambio di favori soldi e droga agli agenti corrotti

I destinatari delle misure cautelari e i ruoli

Sono sei le persone destinatarie di misure cautelari. Michele Petillo, 26 anni di Latina, e Salvatore Scava, 49enne di Torre del Greco residente nel capoluogo pontino sono finiti in carcere. Entrambi sono ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio. A loro si rivolgevano i familiari di alcuni detenuti per acquistare la droga da far entrare nella casa circondariale. Ai domiciliari invece Stefania Mirocevic, 55enne di Latina, la madre di uno dei detenuti al quale era stata affidata la mansione di "spesino" (l'addetto alla consegna della spesa). Tre misure cautelari dell'obbligo di firma sono state invece emesse a carico di C.B., 26enne di Velletri residente a Latina; J.D., 33 anni, e T.D.P., 22 anni, del capoluogo pontino. 

Operazione "Masterchef" dei carabinieri - Il video 

I sospetti sul cuoco e lo "spesino"

La nuova indagine, nata dalla soffiata di un detenuto, rappresenta un corollario delle precedenti che avevano già portato all'arresto di 34 persone, compresi due agenti della penitenziaria. Carabinieri del Nucleo investigativo e agenti della struttura penitenziaria hanno cominciato ad indagare a partire dai ruoli sospetti di tre figure che in carcere svolgevano le mansioni rispettivamente di cuoco, spesino e magazziniere e che per questo erano soggetti a meno restrizioni rispetto agli altri detenuti. I tre, come intermediari di altri reclusi, riuscivano ad introdurre la droga tra le mura di via Asprmonte. A procurarsela erano i familiari, come appunto la madre dello "spesino". Lo stupefacente veniva poi consegnato durante i colloqui, come accertato nel corso di controlli più stringenti operati dagli agenti carcerari.

I sequestri di droga

I carabinieri sono poi riusciti a risalire al canale di approvvigionamento esterno della droga e a ricostruire la modalità con cui i familiari contattavano i pusher all'esterno e acquistavano le dosi, dagli indagati Petillo e Scava. Nel corso dell'attività investigativa sono stati recuperati e sequestrati 10 grammi di cocaina, 85 di hashish e altri 20 grammi di marijuana. 

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