Usura e spaccio, Antonio Di Silvio intercettato: "Io non sono uno zingaro come gli altri"

Il 39enne finito ieri agli arresti nell'ambito dell'operazione Scudo, che ha fatto luce sugli affari criminali legati al prestito di denaro e alla vendita di droga

"Io non sono uno zingaro come gli altri". E' Antonio Di Silvio a dirlo, in una conversazione intercettata dai carabinieri che indagavano sui suoi affari legati all'usura e alla droga. L'uomo, 39enne, già in carcere dallo scorso anno in seguito a una serie di condanne per spaccio di stupefacenti, è stato nuovamente arrestato ieri nell'ambito dell'operazione "Scudo" condotta dal comando provinciale dei carabinieri di Latina. La sua figura appare in effetti slegata dagli affari del clan svelati dall'inchiesta Alba Pontina e gestiti dal capostipite Armando D Silvio. 

Operazione Scudo: i nomi degli arrestati

A gestire insieme ad Antonio Di Silvio le attività criminali scoperte dai carabinieri erano invece Costantino Annunziato, 45enne di Nettuno, e il cugino Sabatino Morelli. Il primo, in particolare, si occupava di procacciare i "clienti", di solito persone che attraversavano una crisi economica e avevano dunque bisogno di un "prestito". Il flusso di denaro arrivava invece dall'attività di spaccio che Antonio Di Silvio, da sempre legato all'ambiente degli stupefacenti, gestiva in modo indipendente rispetto al resto del clan e avvalendosi della collaborazione di Christian De Rosa (figlio di Alessandro, detto Franco) e Sabrina Narducci.

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Nell'affare dell'usura venivano dunque riciclati i soldi provenienti dalle piazze di spaccio di via Londra e di viale Kennedy, un mercato rivolto anche a giovani e minorenni. Ad Antonio Di Silvio i carabinieri sono risaliti investigando sul tentato suicidio di un commerciante di Aprilia, stretto nella morsa di debiti con interessi vertiginosi, che non riusciva più a restituire. 

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