Nove ore con il fiato sospeso, poi l'epilogo di un dramma familiare annunciato

Così l'appuntato dei carabinieri Luigi Capasso ha fatto una strage. Uccise le due figlie, in fin di vita la ex moglie. Poi il suicidio

Un momento della trattativa tra le forze dell'ordine, sul balcone di sinistra, e il carabiniere Luigi Capasso, sul balcone di destra. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Lunghe ore con il fiato sospeso. Un’intera città che spera fino alla fine. Ma l’epilogo è quello di un dramma familiare annunciato, consumato in una palazzina di una zona residenziale di Cisterna, in via Collina dei Pini. Quando alle 14,30 i reparti speciali del carabinieri hanno fatto irruzione nell’appartamento hanno trovato i tre corpi: le due bambine, di 8 e 13 anni, brutalmente uccise nel sonno, la più grande nella sua cameretta con un colpo all’addome, la più piccola nel letto della madre, di spalle. E il cadavere del padre riverso a terra in soggiorno.

I primi spari alle 5,20 di mattina

Un duplice omicidio che è avvenuto prima delle 6, quando l’appuntato dei carabinieri Luigi Capasso, 43 anni, originario di Napoli e in servizio a Velletri, è salito nell’appartamento della moglie, dove le bambine dormivano, e si è barricato in casa. Poco prima, tra le 5 e le 5,30, aveva sparato alla moglie, Antonietta Gargiulo, 39 anni, sorpendendola mentre la donna stava scendendo in garage per prendere l’auto e recarsi al lavoro, allo stabilimento Findus di Cisterna. Ha sparato tre colpi ferendola all’addome, sul volto e alla scapola. A dare l’allarme ai soccorsi e ai carabinieri è stata una giovane donna che abita al quinto piano dello stabile che, affacciandosi, ha visto Antonietta a terra e l’ha sentita gridare aiuto.

Il racconto di una testimone

Le trattative dei negoziatori dei carabinieri

Per nove ore non si saprà più nulla sulle condizioni delle due figlie, Alessia e Martina. La palazzina di via Collina dei Pini è stata raggiunta dal comandante provinciale dei carabinieri di Latina Gabriele Vitagliano, dal comandante provinciale di Roma Antonio De Vita, dal sostituto procuratore Giuseppe Bontempo, dai reparti speciali, i negoziatori e i Gis di Roma e Livorno. Per nove ore si è sperato che le figlie fossero state risparmiate e che fossero ancora ostaggio del padre, anche se in realtà nessuno le ha mai sentite piangere o urlare. Si è tentata quindi la strada della trattativa. Il Nucleo negoziatori di Roma ha dialogato a lungo con l’appuntato Capasso mantenendo un costante contatto dal balcone dell’appartamento attiguo. Sul posto sono arrivati diversi conoscenti e parenti della famiglia, in particolare un’amica di Capasso che per ragioni di sicurezza non è stata fatta entrare ma che ha cercato di fornire ai militari informazioni utili per parlare con l’uomo e convincerlo a consegnarsi. Il 43enne si trovava sul terrazzo. In stato confusionale e di forte agitazione, parlava alternando però lunghi momenti di silenzio. Fino alle 13.15, quando si è rifugiato in casa e non ha dato più segnali.

L'ultimo sparo e poi il blitz nell'appartamento

Alle 14,30 circa, dopo aver sentito un ulteriore colpo di pistola, è scattato quindi il blitz dei reparti speciali all’interno dell’appartamento. Dieci minuti più tardi il colonnello Vitagliano ha confermato purtroppo il drammatico epilogo: “L’uomo si è suicidato poco fa e le bambine purtroppo sono morte da ore”. Il padre le ha colpite poco dopo essere entrato in casa. Una circostanza confermata dal racconto di alcuni vicini, che avevano avvertito tre o quattro spari provenire dall’abitazione poco prima delle 6.

La cronaca della giornata

Le aggressioni passate 

Una tragedia forse annunciata, come conferma l’esposto che Antonietta Gargiulo aveva presentato il 7 settembre scorso al commissariato di Cisterna, in cui aveva raccontato le aggressioni subite pochi giorni prima: davanti allo stabilimento Findus dove lavorava e poi in casa, davanti alle figlie e ad altri testimoni. I due erano sposati dal 2001 ma la situazione era precipitata proprio in estate. A settembre l’appuntato aveva lasciato l’appartamento e da allora viveva in caserma. Il 29 marzo si sarebbe tenuta la prima udienza della separazione giudiziale.

Gli esposti. Antonietta aveva paura

Le condizioni della donna

Antonietta Gargiulo è stata trasferita immediatamente all’ospedale San Camillo di Roma, dove è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico. Si è salvata ed è ora ricoverata in prognosi riservata.

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