Nancy Brilli all'atelier delle rifugiate: "Qui si ricomincia a vivere"

Oggi l'Open Day alla sartoria sociale nata dal progetto Sprar, in viale XXI Aprile a Latina, in occasione delle iniziative promosse dall'Unhcr per la Giornata mondiale del rifugiato

L'atelier Acanthus è un angolo di pace, in cui donne fuggite da un passato difficile ricominciano a vivere. Da qui si riparte, lavorando, stando insieme, sorridendo. E' un progetto nato nel 2011 quasi per caso, quando in piena emergenza Nord Africa la cooperativa Astrolabio, che già allora lavorava per l'accoglienza dei migranti, pensò di fare un esperimento: mettere in mano macchine da cucine e stoffe alle donne che erano arrivate a Latina. 

Fu un successo. Tanto che pochi anni dopo quell'idea è diventata una sartoria sociale, l'atelier Acanthus, che riunisce donne e uomini inseriti nel progetto Sprar - il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati - o accolti nei Centri di accoglienza straordinari del territorio. 

Questa mattina, in occasione delle iniziative organizzate dall'Unhcr per la Giornata mondiale del rifugiato, la struttura di in viale XXI aprile 53 ha aperto le sue porte alla città, per una giornata di conoscenza. Madrina d'eccezione dell'evento è stata Nancy Brilli, che questa mattina ha visitato la sartoria, ha incontrato le rifugiate che lavorano e ha ascoltato le loro storie, accompagnata dall'assessora alle politiche sociali del Comune Patrizia Ciccarelli e da Pina Vallerotonda, della cooperativa Astrolabio.

Intorno al tavolo da lavoro le donne lavorano, tagliano le stoffe, prendono misure, cuciono. Qui si realizzano capi bellissimi, borse, ricami e anche lavori di riparazione e all'occorrenza stireria. 

"Qui si ricomincia a vivere - ha detto Nancy Brilli, scelta come testimonial dall'Unhcr - e lo si fa attraverso il lavoro e l'impegno. Qui si costruisce integrazione. E' necessario vedere con i nostri occhi, dobbiamo conoscere queste realtà". 

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