Processo Caliman, 21 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata

Il 39enne di Minturno aveva ucciso la compagna Valentina Colella in seguito ad una violenta lite. Il gup ha ridotto di un terzo i trent'anni di pena richiesti dal pm Giancristofaro

Il tribunale di Latina

Ventuno anni per Carlo Emanuel Caliman, la guardia giurata che lo scorso 15 marzo uccise la sua ex fidanzata Valentina Colella a Spigno Saturnia. Questa è la pena che il gup del tribunale Costantino De Rubbo ha inflitto all’uomo, nonostante il pubblico ministero Marco Giancristofaro ne aveva chiesti trenta.

Il 39enne originario di Minturno, era stato accusato di omicidio pluriaggravato, ma pare che il giudice abbia considerato una sola aggravante einoltre l’imputato ha beneficiato anche della riduzione di un terzo della pena consentita dal rito abbreviato. Tra la disperazione dei familiari di Valentina, che ha lasciato anche una bambina di soli cinque anni, i difensori di Caliman hanno annunciato che ricorreranno in appello, nella speranza di poter contare su un ulteriore riduzione della pena nel giudizio della sentenza di secondo grado.

I fatti come detto risalgono a circa sette mesi fa quando l’agente della polizia provinciale aveva ucciso la sua ex fidanzata in seguito all’ennesima lite. I due si erano lasciati dopo una relazione durata cinque anni e quella sera, intorno alle 20 in via Fornello, una traversa della statale Formia-Cassinoa Spigno Saturnia, l’uomo aveva cercato di convincere la donna a ritornare insieme. Poi forse colpito da un raptus di gelosia aveva compiuto il folle gesto.  Durante la violenta discussione, infatti, Caliman aveva estratto la pistola di ordinanza e aveva sparato diversi colpi di pistola contro Valentina Colella. La 25enne aveva tentato di fuggire dalla macchina ma senza riuscirvi, è stata raggiunta da due proiettili, uno che l’ha raggiunta al collo e il secondo, quello mortale al torace.

L’uomo, lasciata la pistola vicino al corpo della ragazza, con la sua moto ha raggiunto il commissariato di polizia di Formia dove si è immediatamente costituito. Al momento dell’omicidio il 39enne non era in servizio, per questo motivo il gup gli ha contestato anche l’aggravante della premeditazione

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