Omicidio Marino a Terracina, tracciato l'identikit del killer

Gli inquirenti lavorano sulle testimonianze di alcune persone presenti sul lido al momento dell'agguato. E un giovane del clan di "Moncherino" si costituisce e racconta la faida interna

Investigatori a lavoro per ricostruire il profilo del sicario che giovedì scorso sul lungomare di Terracina ha freddato con dieci colpi di pistola il boss scissionista Gaetano Marino. L'indagine sull'agguato teso a “Moncherino” procede sui tavoli di più procure e su quelli della Divisione distrettuale antimafia: si valuta il contesto generale di una recrudescenza nella lotta sul territorio tra le cosche camorristiche dell'hinterland napoletano e nel frattempo si cerca di arrivare agli esecutori dell'omicidio avvenuto sul lungomare Circe.

Gli agenti della squadra mobile di Latina e la Procura del capoluogo pontino hanno sentito negli ultimi giorni alcune delle persone presenti giovedì pomeriggio nella zona dell'agguato, avvenuto nei pressi dello stabilimento “La Serenella”, dove centinaia di turisti trascorrono abitualmente le vacanze. Alcuni testimoni - riferisce il quotidiano Latina Oggi - avrebbero fornito elementi importanti per la ricostruzione dell'identikit del killer: si tratterebbe di una persona dalla statura media e i capelli scuri.

Nei giorni scorsi gli inquirenti avevano già dato per assodato il fatto che ad uccidere Marino sia stato un commando di due persone arrivate direttamente dalla Campania. Si cerca però di capire quali basi logistiche sul territorio pontino possano aver utilizzato il sicario del boss e il suo accompagnatore: improbabile che i due, visti posti di blocco creati dalla polizia, possano essere fuggiti subito dopo l'agguato.

L'indagine va avanti anche sul fronte della Procura di Napoli, che lavora per capire come si evolverà la guerra di camorra sulle piazze di Scampia, Secondigliano e di tutta la zona. Gli inquirenti hanno potuto ascoltare un'altra testimonianza importante, quella di Gianluca Giugliano, detto ’O Piccione, uno degli appartenenti al clan del boss ucciso.

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Dopo l'agguato a Marino, il suo affiliato – temendo forse per la sua vita – si è presentato alla polizia raccontando del perché nella guerra interna agli scissionisti è maturata l'idea di far fuori Moncherino. A decidere di far fuori il boss sarebbero stati i vertici della cosca Vannella-Grassi, ovvero “gli scissionisti degli scissionisti che starebbero acquisendo un peso sempre maggiore nell'ambito del traffico della droga nei quartieri a nord di Napoli”.

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