Operazione "Aleppo" al Mof di Fondi: il sistema mafioso dei D'Alterio

"Un tassello di una trama più ampia", ha detto oggi il comandante dei carabinieri Vitagliano. A Fondi una coscienza diffusa che il sistema era controllato dalla famiglia

A Fondi il sistema funzionava così ed era riconosciuto e accettato da tutti. Un sistema gestito dalla famiglia D'Alterio che, nonostante le inchieste e i sequestri degli anni passati, era riuscita a ricostruire i propri affari intorno alla ditta Suprema srl e a controllare l'indotto legato ai trasporti da e per il Mercato ortofrutticolo di Fondi. Un giro d'affari da centinaia di migliaia di euro che gli investigatori dei carabinieri devono ancora quantificare. Ma al volume di affari gestito dalla Suprema, amministrata da prestanome ma di fatto gestita dai figli di Giuseppe D'Alterio, si aggiunge quello della "tassa" imposta a tutte le altre ditte che riuscivano a prendere qualche commessa e a trasportare merci dal Mof: dai 100 a ai 500 euro a viaggio (a seconda del valore della commessa) ma solo dopo aver chiesto l'autorizzazione ai D'Alterio.

Operazione antimafia al Mof di Fondi: sei arresti

Sono questi alcuni particolari che emergono dall'inchiesta Aleppo, ideale prosecuzione dell'operazione "Damasco", illustrati dal colonnello Gabriele Vitagliano, comandante provinciale dei carabinieri, e dal comandante del Nucleo investigativo Paolo Befera. "Al di là del peso criminale dei soggetti arrestati - spiega il colonnello Vitagliano - questa operazione è un tassello di una trama più ampia che stiamo componendo. Lo scopo è quello di ricercare collegamenti tra imprese e criminalità. Nel Lazio si è infatti radicata una diffusa imposizione di metodi mafiosi per conquistare interi settori produttivi. Stiamo lavorando su tutta la provincia, scegliendo obiettivi centrali per disarticolare questo sistema". 

Il blitz dei carabinieri all'alba: il video

Ai sei arrestati nell'ambito dell'operazione conclusa all'aba di oggi dai carabinieri del comando provinciale vengono contestati, a vario titolo, i reati di estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, impiego di denaro di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Reati aggravati dal metodo mafioso. "C'era una coscienza diffusa che il sistema a Fondi funzionava così - spiega ancora Vitagliano - E proprio questa è l'espressione del metodo mafioso". Per ottenere il consenso bastava fare il nome dei D'Alterio, non serviva altro. E così l'indagine e la ricostruzione delle dinamiche di infiltrazione mafiosa nelle attività economiche è stata resa particolarmente complessa a causa di un diffuso clima di omertà. Grazie a questo sistema la famiglia aveva ormai assunto il monopolio dei trasporti, azzerando ogni possibile concorrenza. 

L'estorsione a un imprenditore di Viterbo è una prova di tutto questo. Il titolare della ditta che lavorava anche per il Mof aveva acquistato all'asta un camion di proprietà dei D'Alterio che era stato oggetto di un sequestro e di una successiva confisca. Ma per la famiglia era un affronto.Attraverso esplicite minacce ricostruite dai carabinieri, i D'Alterio erano riusciti a farsi riconsegnare il mezzo senza neanche restituire la somma già pagata all'asta dall'imprenditore.  

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