Operazione 'Scudo', Antonio Di Silvio al giudice: "Nessuna minaccia, scherzavo"

Solo Morelli ha risposto alle domande del gip, tutti gli altri accusati di usura, rapina, estorsione, droga e riciclaggio, sono rimasti in silenzio

Sono rimasti in silenzio davanti al gip quasi tutte le persone arrestate martedì nell’ambito dell’operazione Scudo  che ha sgominato un gruppo dedito all’usura e allo spaccio di droga.

In carcere è finito Antonio Di Silvio, 39 anni, esponente della famiglia rom mentre, accusato di esercizio abusivo dell’attività finanziaria mentre si trovano agli arresti domiciliari Christian De Rosa, 24enne di Latina, Sabatino Morelli, 37enne di Latina, Daniele Di Marco, 43enne di Genzano di Roma, Costantino Annunziato, 45enne di Nettuno, Giovanni De Falco, 46enne di Ariccia e Sabrina Narducci, 48enne di Latina. 

Per loro le accuse ipotizzate a vario titolo sono accusati a vario titolo di usura, rapina, estorsione, autoriciclaggio, violenza privata, fraudolento danneggiamento dei beni assicurati, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e favoreggiamento della prostituzione.

Antonio Di Silvio è stato interrogato su rogatoria nel carcere di Campobasso dove sta scontando una precedente condanna ed ha respinto le accuse. Al giudice ha detto di non avere mai minacciato nessuno sul serio. “Scherzavo” ha raccontato al gip in riferimento alle pesanti frasi intimidatorie rivolte ad alcune vittime delle sue attività criminali nel traffico di droga e i prestiti a tasso usuraio. Gli altri interrogatori sono stati fatti dal gip di Latina Mario La Rosa in Tribunale.

L’unico a parlare è stato Morelli, assistito dagli avvocati Sandro Marcheselli e Italo Montini, il quale ha dichiarato di essere estraneo a tutte le accuse. Tutti gli altri si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere.


 

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