Acqua pubblica, Sarubbo: “Volontà popolare tradita dalla maggioranza”

Questione dibattuta in assise con il consigliere del Pd che ha spiegato "perché lo schema di convenzione con Acqualatina proposto non sia conforme al referendum popolare dello scorso anno"

Omar Sarubbo, consigliere comunale del Pd e presidente Commissione Trasparenza

L’opposizione non ci sta. Dura la critica del consigliere comunale del Pd e presidente della Commissione trasparenza Omar Sarubbo durante la seduta del Consiglio comunale in merito alla proposta di schema di convenzione tra i Comuni che fanno parte dell’Ato 4 e la società Acqualatina proposto dalla maggioranza.

“La volontà popolare si applica, non si interpreta” è stato il lapidario commento di Sarubbo.

“Uno schema che sta dentro il mancato rispetto di quanto voluto da 57mila cittadini di Latina nel referendum dello scorso anno – ha affermato Sarubbo – mentre questo centrodestra continua a privatizzare e a difendere la gestione privata dell’acqua pubblica e rappresenta il 3.26% della popolazione elettorale. E a pagare a prezzo salatissimo un servizio pessimo saranno ancora una volta i cittadini traditi”.

Secondo quanto riportato da Sarubbo, “nello schema di convenzione approvato questa mattina dal consiglio comunale, infatti, si ritrova ancora la gestione privata dell’acqua e la remunerazione del capitale investito al 7%”.

“Acqualatina è stata nettamente smentita sulla impossibilità dichiarata di modificare la tariffa eludendo la volontà popolare” ha spiegato all’aula il consigliere del Pd. “Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha infatti inviato una nota nella quale ricorda come con la sentenza 26/2011 della Corte costituzionale la remunerazione del capitale investito sia abrogata con referendum. Lo stesso ha fatto il Presidente della Repubblica che con Decreto 113 del 2011 sostiene ‘l'abrogazione del comma ha effetto a decorrere dal giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'esito referendario’”.

“Si tratta di applicare nel massimo della trasparenza un principio democratico finora negato – ha aggiunto Sarubbo -: riconoscere l’acqua come bene comune e diritto umano universale. Ma il pessimo servizio reso ai cittadini, con una parte di Latina costretta a bere acqua all’arsenico, con rendimenti superiori al 30% e dispersioni spaventose sono temi di cui questa maggioranza deve assumersi tutte le responsabilità”.

Un passaggio fondamentale, dunque, quello dell’approvazione dello schema della convenzione, che per Sarubbo “il Comune ha sbrigato con troppa fretta”.

“È necessario il passaggio dalla vendita dell’acqua – ha concluso Omar Sarubbo – all’erogazione del servizio che deve essere di qualità, perché la modalità di gestione provata voluta da questa maggioranza è stata nei fatti superata dalla volontà popolare”.

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