Processo Arpalo, le carte svizzere su Pasquale Maietta e Paola Cavicchi

L’accusa ha depositato due scatoloni di documenti sulle attività finanziarie dei due imputati

Sono contenuti in due grossi scatoloni gli aspetti più complessi dell’inchiesta Arpalo il cui processo ha preso il via ieri mattina. Si tratta di cinque pesanti faldoni relativi alla documentazione dell’attività di alcune società riconducibili all’ex parlamentare Pasquale Maietta e alla sua socia Paola Cavicchi ottenuti grazie alla collaborazione delle autorità svizzere che i pubblici ministeri Claudio De Lazzaro e Giuseppe Bontempo hanno depositato agli atti del processo.

Quelle carte, ottenute grazie ad una complessa attività di rogatoria internazionale ricostruiscono l’enorme flusso di denaro transitato sui conti correnti cifrati dei due principali imputati, Maietta e Cavicchi, provenienti da una serie di società di trasporto merci i cui profitti venivano poi reinvestiti nel settore immobiliare. I documenti raccolti dagli investigatori che sono stai in Svizzere per ben tre volte si incrociano poi con le dichiarazioni dei pentiti Renato Pugliese e Riccardo Agostino aprendo squarci anche sulla morte dell’avvocato Paolo Censi, suicidatosi nel dicembre 2015: sono proprio gli ex appartenenti al gruppo Di Silvio a spiegare, tra numerosissimo omissis, come la fine del legale sia legata a doppio filo a quel denaro depositato in Svizzera.

Il tutto approderà nell’aula del processo quando i due saranno ascoltati e quando quei faldoni saranno illustrati dall’accusa.

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