Processo Arpalo, così funzionava la galassia di finte coop messa in piedi da Maietta e soci

In Tribunale il capitano della Finanza spiega come nascevano e morivano dopo tre anni le società utilizzate per riciclare il denaro

Una galassia di cooperative dalla vita media di due o tre anni con un volume di affari esagerato già dal primo anno, destinate però ad essere messe in liquidazione con i dipendenti trasferiti praticamente in blocco a nuove società che ripercorrevano la stessa strada. Funzionava così il sistema messo in piedi dai dieci imputati del processo Arpalo: a ricostruirlo ieri pomeriggio davanti al Tribunale l’ex comandante della tenenza della Finanza di Aprilia Eleonora Bastici che ha condotto le indagini sulle coop. Cuore dell’organizzazione Pasquale Maietta, ex parlamentare di Fratelli d’Italia ed ex presidente del Latina Calcio nonché commercialista il cui studio si occupava della contabilità della Global Service, società attorno alla quale ruotavano tutte le altre.

Insieme a lui sul banco degli imputati ci sono Paola Cavicchi, ex numero uno del Latina Calcio, il figlio Fabrizio Colletti, il commercialista Salvatore Di Raimo, Fabio Allegretti, Giovanni Fanciulli, Pietro Palombi, Roberto Noce, Paola Neroni e Pierluigi Sperduti che a vario titolo devono rispondere di riciclaggio transnazionale, bancarotta fraudolenta, trasferimento fraudolento di valori, reati tributari e societari, corruzione, il tutto con il vincolo associativo.

Nella ricostruzione effettuata in aula e rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Giuseppe Bontempo e Claudio De Lazzaro l’ufficiale delle Fiamme Gialle ha raccontato di come le cooperative venivano create ad hoc poi nel giro di due, tre anni al massimo esaurivano la loro vita e nel frattempo lasciavano dietro di sé debiti con l’Agenzia delle Entrate per Iva non pagata, totale assenza di versamenti contributivi previdenziali, bilanci mai depositati. E i lavoratori, alcune centinaia, passavano in blocco ad altra coop, appena costituita. Un copione che si è ripetuto per anni fino a quando la Finanza, partendo da un accertamento casuale, non ha scoperchiato il vaso di Pandora, il sistema messo a punto per far transitare il denaro tra l’Italia e la Svizzera e farlo poi rientrare, denaro utilizzato anche per finanziare il Latina Calcio. Si torna in aula il 16 aprile quando il capitano Bastici sarà interrogata dai legali della difesa. 

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