Operazione Alba Pontina, il procuratore della Dda Prestipino: "Latina territorio critico, qui mafia autoctona"

Parla il procuratore aggiunto della Dda di Roma. Venticinque arresti della squadra mobile nel clan Di Silvio: dopo gli omicidi del 2010 un'egemonia sul territorio

“Il territorio di Latina è estremamente critico e permeabile. Finora ci siamo misurati con propaggini di associazioni criminali tradizionali, pezzi di ‘ndrangheta o di camorra, come confermano sentenze nate su operazioni che hanno riguardato ad esempio la città di Fondi e il mercato ortofrutticolo, sentenze che hanno affermato la presenza sul territorio di gruppi cirminali mafiosi che si erano staccati dai loro territori di provenienza. Qui siamo invece in presenza di un salto di qualità criminale. Non ci sono gruppi di derivazione campana o calabrese. Per la prima volta c’è un gruppo autoctono che da molti anni si è insediato a Latina  e che a partire dal 2010 ha esercitato un poterre egemone di controllo del territorio attraverso condotte e comportamenti  di indice mafioso. Per la prima volta le indagini ci consentono di contestare il reato di associazione mafiosa a un gruppo originario del posto, che ha accumulato un potere criminale modellandolo sullo schema mafioso”. Il procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino spiega in conferenza stampa l’operazione “Alba pontina”, condotta dalle squadre mobili di Latina e di Roma, che questa mattina ha portato all’arresto di 25 persone appartenenti al clan Di Silvio.

Sono 45 i capi di accusa a carico dei personaggi coinvolti nell’inchiesta, per reati che vanno dall’associazione mafiosa al riciclaggio, dallo spaccio alle estorsioni fino a reati elettorali previsti nel Codice Antimafia.

“Il gruppo Di Silvio-Ciarelli è un gruppo ormai storico a Latina – spiega ancora Prestipino – Due famiglie di etnia rom che si sono federate per controllare il territorio, dopo omicidi e fatti di sangue del 2010 che hanno consentito loro di imporsi su altri gruppi criminali. Queste dinamiche hanno consegnato il territorio a questo clan vincente che dal 2010 ha accumulato un potere criminale sempre maggiore. Quello che ha caratterizzato qusti anni è la capacità di penetrare il territorio e farne oggetto di controllo minuzioso quartiere per quartere. Questo ha generato una forza di intimidazione che ha  determinato nelle vittime dei reati una forte omertà, condizionamento e una vera e propria paura di poter manifestare opposizione”. Colpisce in particolare, secondo le parole del procuratore aggiunto della Dda, “la capacità di programmazione dei vari reati, realizzata con la predispoizione del metodo mafioso in ogni aspetto: dalle armi alle intimidazioni e poi atti incendiari, danneggiamento, fino alla capacità di rapportarsi con altri gruppi criminali di mafosità tradizionale, come i casalesi, di darsi poi una struttura, una governance, regole e sanzioni in caso di violazioni.  Avevano monopolizzato il territorio attraverso estorsioni sistematiche a tappeto, secondo la regola mafosa: l’importante è che paghino tutti”.

Il procuratore della Dda di Roma ha poi sottolineato che l’operazione di oggi rappresenta un “risultato significativo e importante che testimonia l’attenzione della Dda di Roma, che ha competenze su tutto la regione, alla provincia pontina”.

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