"Scirocco", performance magistrale dell’attrice Agnese Chiara D'Apuzzo

Lo spettacolo, riadattamento libero dal testo originale "La stanza dello scirocco" di Domenico Campana, in scena lo scorso fine settimana nell'ambito della rassegna teatrale OperaMat

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

Per la rassegna OperaMat (circuito teatrale nazionale ideato dalle compagnie teatrali Opera Prima Teatro di Latina e Matutateatro di Sezze), è andato in scena "Scirocco", con l'attrice Agnese Chiara D'Apuzzo, riadattamento libero dal testo originale "La stanza dello scirocco" di Domenico Campana, 1986, drammaturgia e regia di Enrico Forte.

Nella cornice culturalmente molto attiva della compagnia Opera Prima Teatro (via dei Cappucini, Latina), si è tenuta venerdì 9 gennaio una delle performance più impegnative e magistralmente eseguite della rassegna del teatro italiano contemporaneo. Il pubblico allertato da avvisi sui social e giornali non ha voluto mancare l'appuntamento affollando il locale (ricavato diversi anni fa da un capannone industriale e rivitalizzato da un'intera comunità che fa capo a Opera Prima Teatro, compagnia da sempre attenta a selezionare e collaborare con i migliori artisti da nord a sud, offrendo alta qualità con pochi mezzi a disposizione.)

Lo spettacolo Scirocco, in questa occasione, è stato frutto di una duplice sinergia operativa, tra Opera Prima Teatro di Latina, Matutateatro di Sezze (Lt) e Teatro di Limosa di Spigno Saturnia (Lt), quest'ultimo diretto dal regista avanguardista Enrico Forte.

Scirocco è di per sé lo sviluppo narrativo di un'idea già raccontata da Nathaniel Hawthorne e poi ripresa da Campana e dall'opera cinematografica di Maurizio Sciarra (1998). La novità, e la grandezza, di questa messinscena è che, da un'unica attrice, ricava l'intera vicenda, i quattro protagonisti della storia e l'ombra che la racconta. Un'impresa non da poco che Agnese Chiara D'Apuzzo affronta nel migliore dei modi e che Enrico Forte organizza in modo da valorizzare il talento che questa straordinaria attrice possiede. E' sempre lei ad interpretare, in scena, Rosalia, povera popolana siciliana, il marito Vincenzo Labate, l'anziano marchese di Acquafurata e il servitore di lui, altrettanto avanti negli anni, Salvatore.

Come sfondo storico la seconda guerra mondiale, con tutta la pazzia e la solitudine che una guerra può comportare. Strano destino quello di Rosalia e Vincenzo che si ritrovano per volontà testamentaria ad ereditare un palazzo nobiliare. Sono la coppia più povera del paese e non hanno alcun legame con il signore di Acquafurata (defunto), eppure vengono scelti, a condizione che il vecchio servo rimanga al loro servizio. Quando Rosalia si ritrova nelle grandi stanze, decorate con opere d'arte e statue, quasi si sente in colpa, ha persino paura di rovinare con la propria presenza un luogo tanto bello e immenso. Vincenzo viene chiamato al fronte e lei rimane sola, a condividere spazi misteriosi e labirintici con Salvatore.

Agnese Chiara D'Apuzzo si trasfigura, è presenza cangiante capace di mutare in una frazione di secondo toni, gesti, sembianze umane. L'espressività del volto è tanto forte quanto efficace la lingua siciliana con cui gioca anche con pretesti casuali. E qui la lunga esperienza di lavoro sulle maschere e sulle modulazioni linguistiche (oltre che sulle lingue) emerge consentendo il massimo risultato. Le mani disegnano i labirinti esistenziali in cui lo spettatore è condotto e il corpo sensuale è complice e vittima dell'amore dannazione e salvezza, in un contesto che poco lascia alla libertà fuori dal palazzo. Canzoni d'epoca e proiezioni emblematiche completano efficacemente lo spazio scenico in una polifonia che si armonizza con corpo per farsi strumento multimediale (musica, proiezione cinematografica, fotografia, voce, canto, gesto).

La stanza dello scirocco è il rifugio in cui si consuma la passione tra Rosalia e Salvatore, un amore improbabile eppure che accade ed è l'unica cosa genuina che lei possa vivere, pur nell'ambivalenza della scelta libera/imposizione. Una trasposizione polifonica quindi del testo, riadattato liberamente, che oscilla tra il bene e il male, la fortuna e la sfortuna del destino, il lecito e l'innominabile. Un testo che gioca sull'ambivalenza per essudare ogni sentimento possibile. L'espressività disperata si alterna a momenti persino comici e leggeri che sdrammatizzano senza mai sciupare. Infine un'esplosione e un segreto rivelato al pubblico che a questo punto partecipa attonito e meravigliato. Scirocco è un'abile riscrittura che sa avvalersi della tradizione culturale mediterranea (la stanza dello scirocco era un riparo presente nelle case dei ricchi, di cui rimangono testimonianze a partire dalla fine del 1600), della lingua e della narrativa, e si proiettata nei linguaggi nuovi del teatro contemporaneo. Una sperimentazione esemplare per riesplorare memoria storico culturale e sentimenti del nostro Paese in modo inedito riproponendoli in chiave universale.

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