Senzatetto trovato morto alle autolinee, è la prima vittima del freddo

E' accaduto nel corso della notte. Alcuni clochard hanno lanciato l'allarme al 118 che non ha potuto far altro che constatare il decesso. L'uomo, di nazionalità indiana, dall'apparente età di 45 anni, non aveva con sé i documenti

Era riverso a terra, ormai privo di vita, senza documenti. Non ha ancora un nome il cittadino indiano, dall’apparente età di 45 anni, trovato questa notte nella zona delle autolinee, in via Romagnoli, deceduto probabilmente per ipotermia. Sono stati alcuni connazionali, intorno alle 3,40, ad accorgersi che l’uomo non dava più segni di vita e a lanciare l’allarme al 118. Quando i sanitari sono arrivati però non hanno potuto far altro che constatare il decesso.

Sul posto si è recata anche la polizia, che sta attualmente cercando di risalire all’identità dell’uomo, che risulta essere senza fissa dimora.

La cronaca di questa notte riapre dunque la vicenda legata al dormitorio comunale per l’emergenza freddo, che sarebbe dovuto partire a novembre, stando alle indicazioni dell’assessore ai Servizi sociali Patrizia Ciccarelli, e la cui apertura è invece slittata alla metà di dicembre.

Sul caso interviene Sergio Sciaudone, Partito Comunista, che denuncia il grave ritardo dell’apertura del dormitorio invernale. “Finalmente – dichiara - è stata avviata una frettolosa e pasticciata procedura di affidamento esterno pubblicata sull’albo pretorio il 29 novembre per un servizio, che stando a quanto riportato sulla delibera, sarebbe dovuto partire il 1° dicembre. Invece è stata rinviata, a quanto è dato sapere,  al 15 dicembre. La situazione attuale assume caratteri di emergenza. Molti senzatetto trascorrono la notte presso la sala d'attesa del pronto soccorso dell'ospedale Goretti dove, in assenza di struttura di accoglienza, in alcuni casi vengono accompagnati proprio dagli incaricati dei servizi sociali. Altri presso la stazione ferroviaria, i sagrati delle chiese, qualcuno riesce a infilarsi negli androni condominiali. Ieri un senzatetto rumeno di quaranta anni circa, alcolista cronico, con una patologia che gli impedisce di camminare, era seduto in terra all'interno dei giardini pubblici, in pessime condizioni di salute.  Una passante ha cercato di soccorrerlo ed ha telefonato al 118 che non aveva mezzi a disposizione. Il senzatetto, già noto al Pronto intervento sociale, ribadiva l'intenzione di voler rimpatriare, affermava però di non avere il denaro necessario per tornare a casa in Romania”.

“Colpisce e dispiace che, a tanti anni dai primi rimpatri volontari umanitari assistiti, effettuati a Latina nel lontano 2007, ancora non sia stato promosso un coordinamento, capace di assicurarne la realizzazione – continua Sciaudone - Eppure lo schema organizzativo è noto e collaudato: l'immigrato che vuole rimpatriare viene assistito e curato sino alla sua partenza. Se le condizioni di salute lo richiedono viene anche accompagnato. Oltre ai, prioritari, motivi umanitari, si tratta di una soluzione vantaggiosa sotto molti punti di vista. Aggiungo che non occorrono grandi investimenti in denaro. Serve sensibilità politica. Le giunte precedenti brillavano per la capacità di replicare, con comunicati stampa, in cui si negava l'evidenza di queste situazioni. Vedremo se Coletta mostrerà una diversa sensibilità e la capacità di operare con efficacia, fino ad ora sembra che sia in linea con il passato”. 

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