Castelforte, sequestrata industria olearia nel centro del paese. Indagato il titolare

L'operazione della guardia di finanza che ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo dell'opificio trovato in assenza delle autorizzazioni previste ed in particolare quelle riguardanti i requisiti tutela ambientale

Industria olearia sequestrata a Castelforte. L’operazione della guardia di finanza che ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Cassino Angelo Valerio Lanna, richiesto dal Sostituto Procuratore della Repubblica Arianna Armanini.

Le indagini delle fiamme gialle del Gruppo di Formia, che rientrano nel quadro della costante attività di controllo economico del territorio ed in particolare di prevenzione e contrasto delle violazioni ambientali, sono iniziate nel novembre del 2015. Indagini che hanno permesso di redigere una dettagliata informativa sull’opificio che si trova in pieno centro nel paese, trovato in assenza delle autorizzazioni previste ed in particolare quelle riguardanti i requisiti tutela ambientale. 

“Il frantoio - spiegano le fiamme gialle in una nota - operava in un immobile di fatto funzionante come struttura di trasformazione del raccolto in prodotto oleario ma, in realtà, era stato accatastato per uso garage e quindi privo dell’autorizzazione edilizia occorrente per operare come specifica industria olearia”. 

Durante le indagini, i militari hanno anche constatato che i “processi di lavorazione e il mantenimento della materia prima avvenivano in violazione alle normative in materia ambientale Decreto Legislativo n.152/2006, in quanto le acque di vegetazione, pari a circa 40mila litri, venivano accumulate in una vasca interrata realizzata agli inizi degli anni ‘80 e mai collaudata per la tenuta stagna e la impermeabilità della stessa. Successivamente le acque venivano recuperate mediante l’utilizzo di autocisterne che transitavano senza alcuna autorizzazione comunale”. 

E’ stato anche “constatato che lo stoccaggio della sansa da molitura avveniva in locali aventi precarie condizioni igienico sanitarie, angusti e privi di areazione nonché vasche di raccolta per il percolato con fuoriuscita e dispersione dello stesso nel sottosuolo”.

Il titolare dell’opificio è indagato per  reati in materia ambientale previsti e puniti dall’art. 137 comma 1 del Decreto Legislativo 152/2006, mentre le indagini sono tutt’ora in corso al fine di individuare eventuali responsabilità da parte di terze persone che hanno consentito, omettendo le dovute verifiche, il funzionamento dell’industria.

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