Sezze, la polizia sequestra il patrimonio di un malavitoso locale

Accolta la richiesta della Procura nei confronti di un noto pregiudicato: il tribunale gli confisca 8 fabbricati, 3 terreni, 3 auto di lusso e 2 moto, per un valore di 1 milione di euro

Una confisca da un milione di euro. È pressappoco questo il valore dei beni mobili e immobili sequestrati a un pregiudicato di 48 anni di Sezze. Gli agenti della Questura di Latina, dando seguito alla decisione del tribunale di Latina, che nei giorni scorsi ha accolto la richiesta della Procura.

La polizia ha confiscato all’uomo una lunga lista di possedimenti e valori guadagnati illecitamente: sotto sequestro sono finiti quattro appartamenti, un deposito, tre magazzini, tre terreni, tre auto di lusso - tra cui una Ferrari 129 AB - e altri tre autoveicoli. Bloccati anche due conti correnti postali, due titoli di investimento e un’impresa individuale.

Nei confronti del pregiudicato setino l’ufficio misure di prevenzione patrimoniali della Divisione anticrimine aveva presentato nel marzo scorso una dettagliata informativa proponendo l’ablazione dei beni da lui accumulati nel corso dei trascorsi anni di attività criminale. Fin da giovane si è avvicinato agli ambienti criminali: già nel 1983 e nel 1985 è stato richiamato dal Questore con una diffida perché considerato dedito al traffico di stupefacenti. Nel 1989 fu sottoposto per due anni a sorveglianza speciale.

Diventato una sorta di piccolo boss locale, nel corso del tempo ha subito varie condanne per lesioni, ricettazione e furti. “Gli investigatori - spiega la Questura in una nota - hanno direttamente proposto la confisca dei beni, e non la misura personale, in ottemperanza alla normativa di riferimento che rende possibile la confisca di beni di chi notoriamente si è reso pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica, accumulando un patrimonio indebito con la commissione di numerosi delitti contro il patrimonio”.

“I magistrati hanno considerato che tutte le sue disponibilità appaiono indiziariamente sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati - spiega ancora la Questura nella nota diffusa - avendo motivo di ritenere che essi siano il risultato di attività illecite ovvero ne costituiscano il reimpiego”.

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