Terrorismo, operazione Mosaico: perquisizioni nel quartiere Nicolosi

E’ stata una delle zone battute nel corso dell’operazione antiterrorismo di questa mattina che ha portato ai 5 arresti. Sono 20 le persone indagate

Una serie di perquisizioni sono state eseguite a Latina e in altre oprovince italiane questa mattina nell’ambito della maxi operazione antiterrorismo della polizia. Cinque i soggetti arrestati nel corso dell’operazione condotta dal personale della Direzione centrale della polizia di prevenzione e delle Digos di Roma e Latina, riconducibili alla rete di Anis Amri, il tunisino autore dell’attentato ai mercatini di Berlino del 23 dicembre 2018 in cui persero la vita 12 persone e poi ucciso qualche giorno dopo a Sesto San Giovanni nel milanese nel corso di un conflitto a fuoco da due poliziotti.  

Sono 10 le perquisizioni eseguite nel corso dell’operazione denominata “Mosaico” a Latina. Hanno interessato in particolare modo un appartamento che si trova nel quartiere Nicolosi, in via Filippo Corridoni dove vive un tunisino. Altre perquisizioni eseguite anche in alcune aree periferiche della città capoluogo e nella zona di Campoverde, frazione di Aprilia, dove Anis Amri ha vissuto nel periodo in cui si trovava nella provincia di Latina quando era ospite di un suo connazionale. Nel corso dell'attività sequestrati supporti informatici.   

Operazione Mosaico: le perquisizioni della Digos - Il video 

Cinque arresti e 20 indagati

Oltre ai 5 arresti, 20 risultano essere le persone indagate dalla Procura di Roma. Soggetti, che gravitano tutti nel territorio del Lazio e in particolare di Latina, e che sono stati monitorati dopo proprio dopo l'attentato di Berlino. Nel corso di una conferenza stampa, a cui hanno partecipato i vertici della Digos di Roma e Latina oltre al procuratore aggiunto Francesco Caporale, è stato spiegato che gli indagati "avevano diversi livelli di radicalizzazione" ma, secondo quanto accertato dagli inquirenti, "frequentavano gli stessi ambienti". "Abbiamo individuato tutte le pedine - hanno spiegato gli investigatori - che si trovavano nel Lazio che avevano un collegamento con Amri, anche se non diretti. Non siamo in presenza di lupi solitari ma tra di loro c'erano diversi radicalizzati".

La rete pontina di Anis Amri 

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