Come funzionava il "sistema Latina", il ruolo degli altri indagati dell'inchiesta Olimpia

Sono circa 53 i nomi di dirigenti e funzionari del Comune, ma anche imprenditori, costruttori e notai che compaiono tra le carte dell'ordinanza firmata dal Gip Mara Mattioli. Una ricostruzione minuziosa del funzionamento della macchina amministrativa per favorire le "ditte amiche"

Quindici arrestati, una richiesta di autorizzazione a procedere per il deputato di Fratelli d’Italia Pasquale Maietta. E soprattutto una città piegata e scossa. Perché non ci sono solo l’ex sindaco, i dirigenti e gli ex amministratori nell’inchiesta Olimpia, ma anche una grande fetta del mondo dei professionisti e dell’imprenditoria. Sono infatti 53 gli indagati che compaiono nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip del tribunale di Latina Mara Mattioli.

Se in manette è finito anche Ventura Monti, storico dirigente del Comune del settore Urbanistica, sono diversi i nomi eccellenti che compaiono nella carte tra la lunga lista degli indagati. Fra questi, Francesco Passaretti, dirigente della polizia locale, Giorgio Ceracchi, Paola Bragaloni e Mario Viglialoro, dirigenti del Comune, Claudio Petiti, Giovanni Spada, Enrico Tomasella e Antonio Campagna, tutti funzionari del palazzo comunale che, in tempi diversi, “procedevano ad affidare reiteratamente – come si legge nell’ordinanza – e in maniera sistematica, in violazione del Codice degli appalti, senza procedere ad esperire gare ad evidenza pubblica, frazionando illegittimamente gli importi così da far apparire non necessaria la procedura di scelta del contraente, attestando falsamente l’esistenza di condizioni di urgenza di lavori in realtà inesistenti, procuravano alle ditte ingiusti vantaggi patrimoniali con conseguente danno pubblico”.

Le ditte “amiche” in questione erano appunto quelle di Andrea (beneficiario di 27 appalti del valore di quasi 500mila euro) e Sandra Capozzi (beneficiaria di 32 appalti e altri 11 affidamenti per un valore che supera di molto 1 milione di euro) , Antonio Di Girolamo (86 appalti per 853.543 euro, Fabrizio Montico (25 appalti per 367.848 euro), Pasquale Maietta, quest’ultimo presidente e socio di maggioranza del Latina Calcio, beneficiario di 467mila euro per lavori di adeguamento dello stadio. Come ricostruito dagli investigatori, il sistema dello “spacchettamento degli appalti” e del frazionamento delle somme di spesa al di sotto dei 100mila euro consentiva di procedere all’affidamento dei lavori pubblici senza espletare una gara, concedendo così privilegi alle ditte e agli imprenditori “amici”.

Tra gli indagati anche Paola Cavicchi, ex presidente del Latina Calcio, per la mancata corresponsione al Comune del canone di affitto dello stadio, per un ammontare complessivo di oltre 313mila euro.

Per l’urbanistica e i piani particolareggiati, Luigi Paolelli, tecnico del Comune; l’imprenditore Enzo Riccardo; il notaio Giuseppe Celeste; Adolfo Antonelli; Antonio Ferrarese; Mario Piovanello; Silvano Manzan; Giuseppe Venturi; Raniero Grassucci e Massimo Palumbo, per aver realizzato, a vario titolo, una lottizzazione abusiva  su particelle catastali che venivano falsamente attestate come private.

Citati nell’ordinanza sono anche tutti i componenti della Giunta che approvò la variante di Borgo Piave destinata a favorire l’ex consigliere di Forza Italia Vincenzo Malvaso. 

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