Urbanistica, appalti e sport: arresti eccellenti tra politici, dirigenti e imprenditori

"Un sistema di illegalità diffusa nella gestione politica e amministrativa del Comune", così il procuratore capo Andrea De Gasperis definisce quanto scoperto dall'inchiesta che questa mattina ha sconvolto la città di Latina. In manette anche l'ex sindaco Giovanni Di Giorgi

Associazione a delinquere, falso ideologico, truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d’ufficio. Pesanti accuse a carico di ex amministratori del Comune di Latina e della Provincia, ex consiglieri, dirigenti, funzionari e imprenditori della città. Quindici arresti, oltre 50 indagati e un’ordinanza che conta circa 700 pagine che ricostruisce un “sistema di illegalità diffusa” nella gestione politica e amministrativa dell’ente comunale dal 2009 al 2015.

Tra gli arrestati anche l'ex sindaco Giovanni Di Giorgi, l'ex consigliere provinciale Silvano Spagnoli e l'ex dirigente Ventura (Rino) Monti.

Un’indagine vastissima, quella coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano e condotta dal reparto investivo dei carabinieri del comando provinciale, che scaturisce da un’interrogazione parlamentare dei deputati del Movimento cinque stelle, presentata a settembre 2013, nella quale si faceva riferimento alla concessione della piscina comunale alla società Nuoto 2000, che era nella disponibilità di un soggetto legato all’allora assessore allo sport del Comune, e all’illegittimo pagamento di spese e oneri che spettavano al concessionario e che in realtà era invece l’ente comunale a sostenere.

Il procuratore capo della Repubblica di Latina Andrea De Gasperis parla di un’indagine complessa e difficile, condotta attraverso numerose intercettazioni telefoniche tra gli indagati, l’acquisizione di una grande mole di documenti e diverse consulenze tecniche disposte dal pubblico ministero.

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Sono tre, in particolare, i filoni dell’inchiesta.

GLI APPALTI SENZA GARA. Lo spacchettamento degli appalti: la spesa veniva frazionata in cifre al di sotto dei 100mila euro con l’intento di affidare lavori pubblici senza gara ai “soliti noti”, cioè imprenditori legati ai politici. Sono complessivamente 152 gli appalti finiti nell’inchiesta, per un valore totale di 2 milioni e 400mila euro.

PISCINA COMUNALE E LATINA CALCIO.  Nel mirino degli investigatori la gestione degli impianti sportivi, in particolare la piscina comunale, lo stadio e la società sportiva Latina Calcio, che avrebbe ottenuto una serie di benefici e vantaggi economici. In particolare, i dirigenti comunali si sarebbero astenuti dal richiedere somme dovute all’ente. E lo stesso Comune si ritrovava quindi a pagare con fondi pubblici spese che in realtà avrebbero dovuto sostenere le società private, realizzando indubbi vantaggi economici anche per quello che riguarda l’ampliamento dello stadio Francioni. Per quanto riguarda la piscina, si era realizzato un contratto capestro per l’amministrazione. Per il Latina Calcio invece, dirigenti ed ex amministratori avrebbero agito in uno stato di “soggezione” rispetto ai vertici della società, preoccupati di possibili ritorsioni.

L'URBANISTICA. Il terzo filone riguarda infine l’urbanistica, a partire dalla già nota attività di edificazione della palazzina di Borgo Piave, legata all’ex consigliere comunale Vincenzo Malvaso, finito ora in carcere. Gli investigatori hanno ricostruito il cerchio di una vicenda che inizia nel 2009, con l’approvazione dei piani particolareggiati (poi annullati dal commissario prefettizio Barbato). Con i ppe si era realizzata “una spartizione del territorio tra gli imprenditori amici”, spiega il procuratore. L’ordinanza parla di “un’attività dissennata” e di “speculazione abusiva” che ha consentito di costruire anche su terreni che non erano edificabili.

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GLI EPISODI. Diversi sono stati gli episodi ricostruiti dall’indagine e finiti nell’inchiesta Olimpia. Si parla ad esempio dell’ampliamento dello stadio realizzato distogliendo i fondi pubblici che erano destinati a ristrutturare l’ex Albergo Italia, dove avrebbero dovuto essere trasferiti gli uffici del Comune. Sull’urbanistica invece, per ampliare le volumetrie e concederne di nuove agli imprenditori il sistema utilizzato prevedeva di eliminare dai vecchi piani particolareggiati volumetrie non residenziale (come quelle degli androni dei palazzi) e creando così un surplus di volumetrie che potevano così essere concesse ai costruttori. Si operava poi una “pulizia delle particelle catastali”, lucrando su eventuali espropri e riaffidando, all’atto di compravendita (con la complicità di notai), la stessa particella.

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Altri episodi ricostruiti nell’ordinanza riguardano infine ancora le strutture sportive. Per far funzionare la centrale termica dello stadio veniva presa la scheda dell’ospedale e per irrigare un campo sportivo sul terreno adiacente all’ex Nexans erano stati autorizzati allacci abusivi alla rete idrica. 

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