M5S visita il carcere di Latina, Pernarella e Corrado: “Struttura vetusta e inadatta”

Nei giorni scorso le due consigliere regionali si sono recate nella casa casa circondariale di via Aspromonte “Una struttura vetusta e non al passo con i tempi rispetto alle esigenze di formazione e reinserimento di chi vi è detenuto all'interno

Visita di due consigliere regionali del Movimento 5 Stelle nel carcere di Latina. Gaia Pernarella e Valentina Corrado sui sono recate nei giorni scorsi nella casa circondariale di via Aspromonte  incontrato il direttore Nadia Fontana, nell'ambito di una serie di sopralluoghi negli istituti detentivi del Lazio effettuati dai Consiglieri 5 Stelle nell'ultimo quinquennio. 

“Una struttura vetusta e non al passo con i tempi rispetto alle esigenze di formazione e reinserimento di chi vi è detenuto all’interno" hanno commentato le due esponenti del M5S al termine della visita. 

"E' una struttura dalle dimensioni inferiori rispetto ad altri penitenziari della regione - osserva la consigliera Corrado -, ma che presenta criticità simili alle realtà già ispezionate nei mesi scorsi, in particolare quei problemi di natura socio sanitaria che derivano dal passaggio di competenze tra le strutture di detenzione e le ASL avvenuto nel 2008". 

"L'edificio anni '30, con la conformazione urbanistica tipica dell’epoca - le fa eco Gaia Pernarella -, rende questa casa circondariale particolarmente rigida e inadatta a trasformazioni strutturali oltre che necessitante di continui interventi di manutenzione. Nato con un’idea di detenzione contenitiva quello di Latina è quindi un istituto lontano anni luce dal ruolo di recupero sociale che oggi dovrebbe avere il carcere e questo penalizza particolarmente i cosiddetti giovani adulti che più di altri avrebbero bisogno di attività formative necessarie al reinserimento sociale, rese pressoché impossibili proprio dalla mancanza di aree comuni adatte a portare avanti questo discorso in un territorio sempre più votato alla criminalità e di cui il carcere di Latina è punto di snodo importante". 

"Come ci ha confermato la direttrice dell’Istituto - aggiunge -, poi, sono molte le persone che passano per Latina in attesa di una sistemazione definitiva, oberando ulteriormente il personale e la direzione di un numero eccessivo di pratiche burocratiche per il cui espletamento si è costretti a sacrificare le attività ordinarie del carcere con conseguenza uno stato di malessere che, inevitabilmente, tocca chiunque venga a contatto con una tale realtà di degrado sociale". 

"Sono evidenti la necessità e l'urgenza di intervenire con una riforma dell'ordinamento penitenziario a tutela dei detenuti e del personale che opera in queste strutture", conclude Valentina Corrado a cui si aggancia Gaia Pernarella: "A partire dal ruolo del direttore, su cui oggettivamente pesano troppe incombenze, fino ad arrivare al ruolo sociale che gli istituti di pena debbano avere: il territorio circostante può e deve condividere con gli addetti ai lavori questo peso. Continuando a sentire questo e analoghi altri luoghi di detenzione come qualcosa di avulso dal contesto territoriale, non solo si nega una seconda opportunità a chi ha sbagliato ma si fa sì che i principi di legalità e rispetto delle regole continuino ad avere la peggio". 

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