Chiusura uffici postali, fumata grigia sull’incontro con i sindacati

Faccia a faccia tra organizzazioni di categoria e Poste Italiane. Notarianni di Slp Cisl: " Fase interlocutoria della trattativa. Impegnarsi al massimo per scelte il più possibile condivise"

A rischio è non solo il posto di lavoro di tanti dipendenti, ma anche il servizio stesso. Secondo un piano di organizzazione a livello nazionale di Poste Italiane, nella provincia pontina sono a rischio chiusura ben 6 uffici postali con tutte le conseguenze che questo comporta non solo per il futuro lavoratori, ma anche per gli stessi utenti.

In bilico sono gli sportelli di La Fiora a Terracina,Trivio a Formia, Tremensuoli a Minturno, Sermoneta, San Felice Circeo e Le Forna a Ponza.

Nella giornata di ieri si è svolto l’incontro tra i vertici aziendali e le organizzazioni sindacali. Un incontro che sembra non far presagire nulla di buono.

“Pur comprendendo le esigenze dell’azienda -, commenta Luciano Notarianni, segretario generale della Slp Cisl di Latina -, non possiamo condividerne le modalità di applicazione. Quello che si sta ponendo in atto è una decisione che rischia innanzitutto di creare non pochi disagi ai lavoratori addetti a questi uffici. Ricordiamo che stiamo parlando, per la maggior parte, di uffici postali con un solo operatore, ma che anche per il caso di Ponza, dove la chiusura interessa due unità, questi lavoratori rischiano di essere destinati ad uffici molto distanti e soprattutto difficoltosamente raggiungibili”.

“Ma ciò che più preoccupa – prosegue Notarianni -, è che questa impostazione rischia di rendere difficoltosa la fruibilità dei servizi di Poste Italiane da parte degli utenti, con ciò comportando non pochi disagi a categorie, come gli anziani, che facevano della prossimità dello sportello uno dei motivi per cui utilizzano i servizi Poste Italiane. Si sta parlando di chiudere infatti uffici in centri città come San Felice e Sermoneta, densamente popolati da persone anziane. Come potranno utilizzare un servizio pubblico essenziale, come quello postale nel momento in cui l’ufficio verrà spostato a parecchi chilometri dalle loro abitazioni? Per non parlare poi dell’irrazionalità della decisione di chiudere uffici, come quello di Sermoneta, recentemente ammodernato e ristrutturato, con ciò vanificando gli importanti investimenti effettuati”.

“Quello che più ci preoccupa -, conclude - è che la decisione annunciata da Poste Italiane si inserisce in una complessiva strategia di razionalizzazione e contenimento dei costi tutt’altro che lungimirante che rischia, anzi, di distruggere completamente il servizio. E’ in piedi infatti, a livello nazionale, una vertenza per la salvaguardia di diecimila posti di lavoro afferenti al settore dei servizi postali e recapito che Poste italiane ha annunciato di voler ridurre entro la fine del 2012 e che rischia di dare il colpo di grazia ad un servizio già fortemente indebolito. Ed una volta che effettivamente a forza di tagli e riduzione del personale i cittadini rinunceranno a richiedere i servizi di Poste Italiane, lì saremo veramente al punto di non ritorno, in cui l’azienda di fatto rischia di essere spazzata via. Noi ci batteremo con tutte le nostre forze perché le strategie aziendali vengano riportate su una retta via”.

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