Rischio mobilità alla Maserpack, lavoratori si riuniscono in assemblea

Dopo la conferma dei 9 esuberi da parte dell'azienda, i dipendenti incontrano i loro rappresentanti. Slc-Cgil: "L'accordo non può passare per la riduzione della forza lavoro"

Dopo la fumata nera nell’incontro con i vertici aziendali lo scorso 2 aprile in Federlazio, ieri i lavoratori della Maserpack si sono riuniti in assemblea partecipata.

Nell’incontro con le Rsu e con la segreteria della Slc-Cgil è stato affrontato quanto discusso nel faccia a faccia di tre giorni fa e il delicato tema della procedura di mobilità avviata dalla proprietà che mette a rischio l’occupazione di 9 dipendenti.

Grande preoccupazione per il futuro e le prospettive occupazionali, quanto è emerso dall’assemblea di ieri.

“Le RRSSUU e la segreteria Slc-Cgil hanno illustrato ai lavoratori intervenuti quanto sostenuto al tavolo del 2 aprile con la proprietà e Federlazio e quanto contano di ribadire nella riunione convocata per il prossimo 10 aprile: la ferma volontà di ricercare strumenti idonei a gestire il periodo di crisi congiunturale garantendo il mantenimento dei livelli occupazionali e professionali dello stabilimento e la richiesta di un serio piano industriale” fa sapere la Slc-Cgil con una nota.

Certo la situazione non è resa facile dall’attuale e perdurante crisi economica, a cui si è aggiunto anche l’incendio che ha irrimediabilmente danneggiato la principale macchina da stampa nel 2011, che inevitabilmente ha avuto un impatto negativo sull’attività della Maserpack.

“Tuttavia – proseguono dalla sigla sindacale -, RRSSUU e Slc-Cgil ritengono la decisione aziendale di impoverire Maserpack delle professionalità che tanto hanno contributo alla sua crescita, sino a renderla un leader del proprio settore, immotivata e contraddittoria alla luce della dichiarata e imminente installazione di una nuova macchina da stampa prevista per il prossimo giugno che, congiuntamente a un rinnovato settore commerciale, avrà il compito di consentire il recupero dei livelli produttivi, anche in termini di qualità, e delle quote di mercato che storicamente competono all’azienda”.

“Come spiegato ai numerosi partecipanti all’assemblea, la grande maggioranza dei lavoratori dello stabilimento, per RRSSUU e Slc-Cgil la ricerca di un accordo non può passare attraverso una riduzione della forza lavoro ma nella gestione di un periodo di crisi transitoria, che deve traguardare una prospettiva pluriennale a fronte di iniziative certe che la proprietà deve mettere in campo per recuperare la perduta produttività e affermazione commerciale, utilizzando gli strumenti più idonei”.

“Tali non possono, certamente, considerarsi i 12 mesi di cassa integrazione straordinaria di cui hanno parlato azienda e Federlazio, erogati come ponte verso l’inevitabile perdita del posto di lavoro – conclude la Slc Cgil -, bensì ammortizzatori sociali quali i contratti di solidarietà che, oltre ad offrire una copertura temporale fino a 36 mesi e un minore impatto sulle retribuzioni, sono finalizzati alla tenuta occupazionale per tutti i lavoratori interessati, in attesa della ripresa della produzione”.

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