Occupazione, tavolo tecnico sulla crisi economica in provincia

Incontro questa mattina nella sede della Provincia di Latina voluto dal presidente Eleonora della Penna per affrontare il delicato tema della crisi economica e occupazionale che attanaglia il territorio pontino

Si è tenuto questa mattina, convocato dal presidente Eleonora Della Penna, in Provincia il Tavolo istituzionale permanente per le crisi occupazionali. Un incontro importante a cui hanno partecipato anche i rappresentanti pontini alla Pisana.

CONSIGLIERE DEL PD FORTE - “Per rilanciare l’economia di questo territorio è necessaria un’idea di sviluppo condivisa, che vada al di là degli schieramenti politici e della quale l’amministrazione provinciale sia il soggetto coordinatore. Ma prima dobbiamo ragionare sul possibile nuovo modello di sviluppo e capire quale è la vera vocazione della nostra provincia” ha commentato il consigliere regionale del Partito Democratico Enrico Forte che ha sottolineato la necessità di non sprecare la grande chance offerta dai fondi della Programmazione europea per far uscire il sistema economico e produttivo pontino dalla profonda crisi nella quale versa.

Le possibilità reali di rilancio si trovano all’interno della programmazione europea – ha ricordato – e negli altri strumenti messi a disposizione dalla Regione Lazio quali “Garanzia giovani” e l’incubatore d’impresa che sarà operativo a Latina da febbraio, il primo nel Lazio. Sono convinto che un progetto serio di sviluppo debba correre lungo tre direttrici principali: il chimico-farmaceutico attraverso investimenti seri su ricerca e università; l’economia del mare intesa in senso ampio con un turismo di tipo diverso rispetto a quello attuale che privilegi le tipicità della provincia; l’agroalimentare con tutte le importanti eccellenze che il nostro territorio esprime.

E’ inoltre indispensabile fare una battaglia per avere tempi certi nell’iter di qualsiasi pratica perché di burocrazia si può anche morire. Un rilancio economico inoltre – ha concluso Forte – non può che svilupparsi in un contesto di legalità: non questa provincia non ci sono infiltrazioni ma insediamenti della criminalità organizzata e noi tutti, come istituzioni, dobbiamo garantire le condizioni di massima trasparenza. E’ nostro dovere assoluto”.

CONSIGLIERE DEL GRUPPO PER IL LAZIO GIANCOLA - “Per riuscire a venire fuori da una crisi profonda come quella che attraversa la nostra provincia è necessario che tutte le istituzioni siano presenti per lavorare insieme. Oggi è stato dato un chiaro segnale in questo senso, un passo importante per l’inizio di un lavoro insieme alla Regione Lazio che già lo scorso maggio aveva posto le basi per cercare di trovare una soluzione ad una crisi che una volta passata comporterà un cambiamento radicale del nostro sistema economico e occupazionale” ha dichiarato Rosa Giancola.

La presenza al tavolo istituzionale di tutti i sindaci dimostra che è giunto il momento di passare ai fatti e di trovare insieme la soluzione migliore. Le istituzioni ci sono e stanno dimostrando che il confronto e il lavoro di squadra è la strada da percorrere. Dobbiamo arrivare preparati e soprattutto imparare a cogliere le opportunità che la Regione Lazio attraverso la programmazione Europa 2020 sta fornendo al nostro territorio”.

CONSIGLIERE DI FORZA ITALIA SIMEONE - “Per arginare e risolvere il problema della disoccupazione, per risollevare la provincia di Latina che è segnata da profonde ferite e da una emorragia di posti lavoro in costante crescita abbiamo una sola strada da percorrere. Dobbiamo, a livello regionale ma intervenendo soprattutto a livello nazionale, mettere a punto quegli strumenti legislativi certi che possano far emergere il “caso Latina” dal baratro in cui è caduto - ha commentato Giuseppe Simeone -. Questo significa che dobbiamo mettere in atto tutte le azioni necessarie ad interloquire con il Governo per la creazione di una task force per contrastare le crisi industriali e incentivare la ripresa dell’occupazione. Dobbiamo fare in modo che il Governo inserisca la provincia di Latina, e questo è tra gli impegni contenuti nell’ordine del giorno che abbiamo presentato ed è stato approvato dal consiglio regionale, tra le aree prioritarie di attuazione di misure straordinarie di politica attiva del lavoro.

Oggi, e lo ribadisco con forza da tempo, servono interventi come quelli messi in campo negli anni ’90 per contenere gli effetti negativi derivanti dalla cessazione della Cassa del Mezzogiorno. Serve un fronte comune fatto, come allora, da istituzioni, imprese, banche, sindacati e associazioni datoriali che con un intervento straordinario possano ridare ossigeno alla nostra provincia. Concordo con la necessità di dialogo e confronto, e con la decisione del presidente Della Penna di istituire un tavolo permanente sul tema. Ma penso che non possiamo attendere ancora per dare risposte reali a domande che nascono dai bisogni quotidiani dei cittadini. Oggi l’imperativo deve essere l’operatività, il fare.

Dobbiamo intervenire in modo concreto perché i cittadini e le famiglie della nostra provincia oggi non sanno come sopravvivere, oggi hanno perso il lavoro ed ogni prospettiva di futuro. Sono anni che parliamo e siamo ancora qui a rincorrere le emergenze. Basti pensare che con oltre 100mila lavoratori in cassa integrazione e un aumento mensile di circa il 180% delle ore autorizzate, il Lazio si colloca al primo posto in Italia nella classifica delle regioni con gli aumenti maggiori di Cig. A Latina ad ottobre 2014 le ore utilizzate hanno toccato la soglia delle 157mila e i numeri non sono destinati a diminuire. Questi numeri dimostrano la fragilità di un territorio che non riesce ad essere più competitivo, in cui le imprese non trovano più lo stimolo ad investire. Eppure proprio in questa terra è fiorito uno dei distretti farmaceutici più importanti d’Italia, qui sono nati brevetti innovativi. Credo indispensabile avere il coraggio di superare i luoghi comuni e le frasi fatte.

E’ tempo di lavorare insieme per ridare speranza ad una comunità che l’ha perduta. Perché le discussioni che non portano a decisioni precise non servono a nulla. Tra dieci anni non possiamo permetterci di essere ancora qui a parlare perché non ci saranno più argomenti ma solo disperazione”.  

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