Caso Estrusione Italia, la crisi industriale arriva in Consiglio a Sezze

Seduta sulla vicenda sindacale dello stabilimento setino. Il sindaco: "Solidarietà agli operai in lotta. Le istituzioni si impegnino per mettere l'azienda dinanzi alle sue responsabilità"

La sede setina della Estrusione Italia presidiata dai lavoratori

Arriva al Consiglio comunale di Sezze la vicenda dei 91 dipendenti dello stabilimento locale della Estrusione Italia.

Da dicembre in cassa integrazione a zero ore, i lavoratori non abbassano le armi, non contenti del risultato dell’incontro con i vertici dell’azienda che si è tenuto la scorsa settimana. La produzione dei profilati di alluminio nella sede di Sezze è ferma ormai da più di due mesi, quando per i dipendenti sono scattate anticipatamente le ferie. Allora non hanno immaginato che non avrebbero più messo piede nella loro fabbrica.

Nella giornata di ieri è stato così convocato un Consiglio comunale ad hoc, per discutere della difficile situazione dei dipendenti che ormai da una settimana sono in protesta.

E parole di solidarietà e preoccupazione sono state pronunciate dal sindaco Andrea Campoli. “Esprimiamo solidarietà – ha affermato il primo cittadino - e vicinanza agli operai in lotta. Le istituzioni devono impegnarsi affinché mettano l’azienda dinanzi alle sue responsabilità”. Ma sono tutte le forze politiche presenti in Consiglio ad aver preso a cuore la vicenda della sede pontina della Estrusione Italia; a partire da Roberto Reginaldi (Alleanza per l’Italia) e Serafino Di Palma (Movimento democratico), che nei giorni scorsi hanno solidarizzato con gli operai presso il sit-in permanente realizzato davanti allo stabilimento di via Monti Lepini fino ad Enzo Eramo del Pd secondo il quale la crisi dell’azienda lombarda è da far risalire alla scelta dei vertici di concentrare la produzione nei siti di Brescia e Buccino.  

È contento il segretario della Fiom Cgil Tiziano Maronna che la vicenda dei 91 dipendenti pontini della Estrusione Italia sia arrivata fino al Consiglio comunale: "E' la prima volta che una crisi industriale viene discussa in queste sedi" ha dichiarato.

Certo è meno soddisfatto dell’incontro della scorsa settimana, “non possiamo dire siano andato bene. Due novità importanti sono comunque emerse: innanzitutto la proprietà ha comunicato che sta predisponendo un nuovo piano finanziario e strutturale del gruppo, ma che richiederà tempi lunghi; in secondo lungo si è dimostrata disponibile a sedersi a un tavolo con potenziali terze persone che si dichiarassero interessati a rilevare l'azienda o a entrare nel gruppo".

Mentre riguardo la richiesta dell’apertura di un tavolo ministeriale che l’azienda si è detta disposta ad accettare Maronna non sembra tanto convinto; la paura è sempre la stessa: "non vorrei che si presentassero solo per richiedere nuovi finanziamenti per lo stabilimento di Buccino – ha dichiarato -. La società si deve presentare con un'idea ben chiara di quello che vuole fare di tutti i rami dell'azienda".

Intanto si attendono novità per i prossimi giorni; i 91 lavoratori, che stanno decidendo se ripristinare il presidio, almeno quello diurno, si riuniranno in assemblea per discutere giovedì alle 10.

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