Sermoneta, Granarolo ufficializza: licenziati 108 dipendenti

L'azienda chiude il sito e apre un procedimento di mobilità per i dipendenti della ex Pettinicchio, ora in cassa integrazione. L'Ugl chiede un incontro con i dirigenti dell'impresa

Sembra ormai senza uscita la crisi della Granarolo di Latina. L'azienda ha ufficializzato, con l'apertura di un procedimento di mobilità, il licenziamento di 130 dipendenti, 108 dei quali appartengono allo stabilimento di Sermoneta (ex Pettinicchio) attualmente, e fino al prossimo 31 dicembre, data di scadenza dell'ultima proroga, in regime di cassa integrazione straordinaria.

Questa decisione sembra mettere la parola fine ad una vicenda che dura ormai da anni, iniziata nel 2008 con la chiusura del sito di Sermoneta, e proseguita con i due anni di cassa integrazione straordinaria per chiusura e l'ultimo anno di cassa integrazione per deroga. L'avvio della mobilità, infatti, spegne l'ultima speranza dei lavoratori pontini che puntavano su un piano di rilancio e di re-industrializzazione del comune lepino, purtroppo mai arrivato. Nessuna proposta è stata ancora avanzata dal gruppo Granarolo che aveva acquistato il sito del marchio storico della Pettinicchio, né da altri imprenditori del settore.

L'incontro tra azienda e sindacato del luglio scorso aveva fatto presagire il tragico epilogo, quando non solo le parti non erano riuscite a trovare un accordo, ma nessuna idea era stata portata avanti per il rilancio e la ricollocazione dei dipendenti del sito. E ora la decisione conclusiva che mette in mezzo alla strada 108 lavoratori con le loro famiglie, in una città che non riesce più a rialzarsi in piedi, che vive di licenziamenti collettivi  dove i sindacati non riescono più a far sentire la loro voce.

La stessa Ugl all'indomani dell'ufficializzazione della mobilità messa in atto della Granarolo si dice preoccupata e amareggiata ma non per questo sconfitta e fa sapere di avere in programma un “incontro urgente con l'azienda e, prima della convocazione, ci sarà un'assemblea dei lavoratori per concordare insieme eventuali iniziative da intraprendere, dando così voce a tutte quelle persone che dal primo gennaio non avranno più legami con l'azienda che unilateralmente ha deciso di chiudere lo stabilimento di Sermoneta per investire altrove – afferma il segretario della Ugl Agroalimentare, Marco Nazianzeno - Ci riserviamo di porre in essere tutte le iniziative possibili tese alla ricollocazione, visto che le politiche occupazionali previste dagli accordi non hanno ad oggi dato alcun risultato, oltre a quello dei licenziamenti imminenti”.

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